Caso Mimì Manzo, l’ udienza preliminare rinviata ad aprile 2016

L’udienza preliminare del caso di Mimì Manzo, prevista stamattina presso il tribunale di Avellino è stata rinviata al 15 aprile 2026.A comparire davanti al gup Antonio Sicuranza i presunti responsabili della scomparsa di Mimì: la figlia Romina Manzo e due suoi ex amici, Loredana Scannelli e Alfonso Russo.

La Procura di Avellino ha chiuso le indagini preliminari a gennaio 2025. Solo i primi di ottobre è stata firmata la richiesta di rinvio a giudizio con la fissazione dell’udienza preliminare dal sostituto procuratore Chiara Guerriero e dal procuratore Domenico Airoma. Per Romina Manzo, difesa dall’avvocato Federica Renna, i magistrati ipotizzano il favoreggiamento personale a vantaggio di Loredana Scannelli, difesa dall’avvocato Rolando Iorio. Quest’ultima insieme ad Alfonso Russo, quest’ultimo difeso dall’avvocato Mirella Nigro e Dario Cierzo, è accusato di sequestro di persona in concorso.

Il rinvio disposto dal gip del tribunale di Avellino è stato deciso a causa di un problema procedurale. Il giudice ha nominato un curatore speciale nella persona del commissario di Prata Principato Ultra, incaricato di presentare la querela necessaria per rendere procedibile il processo. Senza questo atto, allo stato attuale, il procedimento non può proseguire.

All’esterno del tribunale, poco prima dell’inizio dell’udienza, hanno parlato le sorelle di Mimì Manzo accompagnate dall’avvocato Gentile Nicodemo. Le loro parole restituiscono l’attesa e la speranza che accompagnano questa giornata: «Ci aspettiamo che arrivi qualche cosa. Dopo cinque anni speriamo che si muova qualcosa. Oggi si decide se andare a processo o meno. Noi abbiamo fatto tanto non contro qualcuno, ma per sapere di mio fratello. È l’unico obiettivo nostro». E ancora: «Speriamo che si vada a processo per sapere dove sta mio fratello, più o meno, così lo riportiamo a casa».

A stento riesce a trattenere le lacrime Romina Manzo, arrivata insieme al fratello Francesco davanti all’ingresso del tribunale. «Siamo un po’ in ansia — hanno detto — speriamo che andrà tutto bene .Mi aspetto che capiscano che io non c’entro nulla, che mi tolgano da mezzo».

Assente invece Alfonso Russo. ormai residente al nord che non ha presenziato all’udienza. “Oggi la sua presenza non era necessaria. Si trattava- spiega Il suo difensore, l’avvocato Cierzo- di una camera di consiglio e, tra virgolette, la presenza di Alfonso sarebbe stata inutile. C’è stato questo nuovo rinvio, ma eravamo comunque fiduciosi, poiché non ritengo vi siano elementi tali da giustificare un rinvio a giudizio o, quantomeno, l’ipotesi accusatoria formulata dalla Procura risulta priva di riscontri concreti. Andare a processo con presupposti simili significherebbe, a mio avviso, fare un buco nell’acqua. Ribadisco, comunque, che a nostro avviso — e parlo anche per la collega Nigro — non sussistono gli elementi per procedere al giudizio. Se poi il giudice Sicuranza dovesse ritenere di disporre il rinvio a giudizio, ci difenderemo nel processo”.

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