Il procuratore capo di Avellino Domenico Airoma ha partecipato questo pomeriggio al convegno “Il suicidio dell’Occidente”, organizzato dall’avvocato Edoardo Fiore (presidente dell’Associazione La Mia Bandiera), insieme al vescovo di Avellino Arturo Aiello:
“In realtà l’ Occidente è luogo ideale, culturale. E’ la nostra patria del cuore. E se è così è, non può essere estranea all’Occidente anche la componente spirituale, religiosa. Però non si esaurisce qui, è molto di più: è anche pulsione di libertà, di senso del limite, di visione dell’uomo. Anche i recenti fatti di cronaca non sono altro che sintomo e spia del fatto che non sappiamo più chi siamo. E se perdiamo la nostra identità, come possiamo pensare che i nostri giovani sappiano che senso dare alla propria esistenza? In quale direzione andare? E allora non si tratta di essere sostenitori del ‘suicidio’, ma di prendere atto che viviamo in un periodo di crisi e che bisogna uscirne. Senza vagheggiare chissà quale percorso fantasioso, si esce dalle crisi partendo dall’esistente, da noi, cercando di sollevare lo sguardo verso l’alto: ci farebbe bene ogni tanto”.
Per monsignor Arturo Aiello, vescovo di Avellino, l’Occidente, per definizione, è la terra del tramonto, perché si trova a ovest. Ma è anche la terra “di una cultura straordinaria, nella quale affondano le radici della nostra civiltà”.
Poi Airoma ha voluto rivolgere un pensiero al brigadiere Carlo Legrottaglie, il carabiniere ucciso nei giorni scorsi a Francavilla Fontana durante un conflitto a fuoco con due ladri in fuga.
“Ma se volessimo provare a leggere questo fatto secondo i canoni autenticamente utilitaristici del nostro tempo, mi darei una spiegazione”, ha esordito Airoma. “Perché il mio prossimo dovrebbe rischiare la propria vita?”.
Il Procuratore ha poi legato la figura del brigadiere Legrottaglie al tema del convegno: “Senza cedere a forme di retorica vuota, possiamo dire che quell’uomo, in qualche modo, portava con sé una scintilla di quell’Occidente di cui parla questo vescovo”.
Airoma ha indicato nel gesto del carabiniere una testimonianza concreta di un’etica del dovere fondata sul bene comune: “La realtà è legata a una concezione del bene comune come qualcosa di superiore all’individuo. È legata a una visione della libertà che non si riduce a una semplice liberazione da vincoli esterni, ma si esprime attraverso la responsabilità personale, mediante una narrazione di senso”.
Infine, una riflessione sul profilo umano del militare caduto: “Tutto questo, forse, non era pienamente consapevole nel brigadiere Carlo Legrottaglie. Ma certamente egli l’ha respirato: forse in una tradizione familiare, forse in ciò che gli era stato trasmesso dal corpo di appartenenza. Ma certamente egli l’ha incarnato con la sua vita, nel quotidiano sacrificio”.





