Avellino, mobbing nei confronti di una dipendente disabile: Comune condannato al risarcimento

Un risarcimento da circa 70mila euro: questa la cifra stabilita dalla sentenza con la quale il Comune di Avellino è stato condannato a risarcire una propria dipendente disabile, la dottoressa Paola De Angelis, riconosciuta vittima di “demansionamento”. L’accusa mossa all’ente comunale dalla dipendente era quella di averla assunta, ma di non averla mai fatta lavorare e di non averle mai affidato mansioni.

 

Paola, vincitrice di un concorso nel 2011, venne assunta durante il mandato del sindaco Giuseppe Galasso; per sei anni aveva cercato di trovare un dialogo con colleghi, funzionari, dirigenti e assessori, senza però riuscire mai ad avere un reale carico di lavoro. E dopo anni di inattività, durante i quali fu isolata in una piccola stanza della sede del Comune, scelse nel novembre 2017, la strada della denuncia pubblica, contattando la redazione de ‘Le Iene’. Ottenne una valanga di solidarietà e varie promesse di essere inserita in un reale percorso lavorativo e professionale. Promesse però mai mantenute, tanto che, alla fine, la dipendente decise di fare causa al Comune di Avellino: assistita dall’avvocato Ettore Freda, ha vinto in primo e secondo grado, con il giudice che ha infine stabilito un risarcimento di circa 70mila euro (oltre le spese legali). La sentenza è stata notificata al commissario straordinario, Giuliana Perrotta, che per far fronte all’ingiunzione sarà obbligata a far ricorso a un debito fuori bilancio. Inoltre avvierà un procedimento interno per valutare eventuali profili disciplinari e di eventuale danno erariale, nei confronti dei dirigenti comunali competenti.

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