Alto Calore servizi, i sindaci alzano la voce: “Il piano di risanamento è un errore”

Alto Calore Servizi, Michelangelo Ciarcia subito al lavoro. L’amministratore unico dell’ente di corso Europa ha nelle scorse ore incontrato il primo cittadino di Avellino Vincenzo Ciampi, maggiore azionista di Acs. Un incontro informale. Al centro della discussione il piano di risanamento dell’ente.

La strada tracciata prevede un doppio impegno da parte di Regione Campania e sindaci soci: Palazzo Santa Lucia si è impegnato a stanziare 60 milioni in tre anni sulle opere strategiche, con la possibilità di assorbire sui lavori i dipendenti in esubero di Acs, mentre ai primi cittadini è stato chiesto un aumento di capitale pari a due trance da 25 milioni di euro, la prima entro il 2018 e la seconda nei successivi quattro anni con la possibilità di compensare i crediti vantati con l’ente. Tale aumento di capitale dovrà tuttavia passare necessariamente per i Consigli Comunali, poi, nel giro di novanta giorni, i sindaci si riuniranno nuovamente a Corso Europa in Assemblea Straordinaria.

Intanto arrivano i primi malumori dei sindaci. In una nota Mario Vanni sindaco di Altavilla Irpina, Giuseppe Lombardi sindaco di Petruro Irpino, Geppino Spagnuolo sindaco di Atripalda, Virgilio Donnarumma sindaco di Torrioni, Angelo Lanza sindaco di Flumeri, Antonio Cardillo sindaco di Torre le Nocelle, Gerardo Iandolo sindaco di Salza Irpina alzano la voce: “Il Piano di ristrutturazione, che una ridotta minoranza del totale dei soci ha approvato, è un grave errore. Primo, perché non dice nulla su come ridurre i costi enormi della società, che negli ultimi 5 anni sono anche aumentati. E senza una seria riduzione dei costi ed un riequilibrio reale della gestione corrente, ogni operazione è destinata prima o poi al fallimento. Secondo, perché l’unico intervento concreto previsto è l’aumento di capitale chiesto ai comuni.  Ma senza nessuna riduzione dei costi, i comuni rischiano solo di rimetterci ulteriormente.  Inoltre, nel caso in cui alcuni comuni non avessero la possibilità finanziaria per contribuire all’aumento di capitale, ci sarà il rischio concreto che entrino privati: insomma l’operazione GESESA uscita dalla porta rientra dalla finestra”.

“Terzo, perché il finanziamento regionale, cui si allude nel Piano, allo stato non ha alcun elemento di certezza amministrativa. Senza considerare che il finanziamento riguarderebbe il rifacimento di reti che non sono neppure di proprietà dell’ACS, per cui non sarebbero soldi utilizzabili per eliminare le perdite. E nel caso in cui il finanziamento non vi fosse o anche solo tardasse nei tempi, c’è il rischio concreto che i comuni ci rimettano anche i soldi dell’aumento di capitale. Avevamo chiesto, insieme a molti altri Sindaci, un rinvio perché fossero acquisiti elementi di certezza prima di decidere. E se il Sindaco di Avellino fosse stato più incisivo e determinato nel mettere in pratica quanto annunciato, o la Provincia si fosse costituita in assemblea sostenendo la stessa posizione di pochi mesi fa, ovvero la necessità di valutare approfonditamente gli atti proposti all’assemblea, il rinvio sarebbe stato approvato e ora saremmo stati nella condizione di risolvere i numerosi dubbi che quel piano lascia irrisolti, prima di procedere”.

“Ci è stato risposto che o si approvava ieri il Piano, o sarebbe stata responsabilità dei Sindaci l’inevitabile fallimento dell’Alto Calore Servizi!!! Ma davvero c’è qualcuno che crede che anni di responsabilità si annullino trasferendo tutto, all’ultimo momento, ai soci chiamati a decidere in due ore, e che la ricapitalizzazione prevista nel Piano sarà approvata da tutti i Consigli Comunali, qualora ne avessero la possibilità, con il certo aggravio dei costi per i cittadini a fronte di nessuna garanzia di aver messo in sicurezza l’ACS ed il sistema idrico irpino? E’ evidente che si tratta soltanto di un passo di una strategia più ampia, che passa per il tentativo di allargamento e diluizione delle responsabilità , che invece resta a totale carico di chi ha gestito l’Ente, per poi, al fallimento di questa fase, aprire le porte ad altri scenari, probabilmente già predisposti e tali da mettere in pericolo la gestione pubblica dell’acqua”.

“L’unica nota positiva è che esce di scena (a meno che non rientri, come si dice, in rappresentanza del privato che si intravede dietro l’aumento di capitale) De Stefano. Lo fa portando a termine una eccellente “operazione Schettino”: passerà alla storia la sua opposizione nel 2003, come presidente dell’ATO, all’affidamento diretto all’Alto Calore, per poi diventare, senza battere ciglio, amministratore di questa società con una gestione priva di risultati. Se ne va dimettendosi, dopo aver fatto arenare la nave e lasciando ai comuni tutti i problemi. Il piano è un errore. Ed è un dovere, per chi vuole in concreto occuparsi di questa questione vitale per i cittadini, capire come affrontare adesso i problemi, intervenendo per la correzione ed il chiarimento delle numerose incertezze”.

“Ci auguriamo che il nuovo amministratore, pur eletto in perfetta continuità con l’assetto precedente e nella confusione di ieri, generata da non gradite presenze estranee ai soci, sia davvero al fianco dei Sindaci, coinvolgendoli attraverso un Comitato rappresentativo di tutte le diverse sensibilità nella gestione dei prossimi passaggi, specie quelli regionali”.

 

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