AVELLINO – Vi proponiamo di seguito il documento “altRa Irpinia”, elaborato al workshop della sinistra, lo scorso sabato, e promosso da La Nuova Sinistra con Vendola, Laboratorio per la Sinistra di Lacedonia e Fabbriche di Nichi. Il documento é stato presentato oggi in conferenza stampa al Samatha Della Portain da Rocco Pignatiello e Gennaro Imbriano di Sinistra Ecologia e Libertà.
L’Irpinia dentro al Mezzogiorno
“In questi anni di crisi della globalizzazione e di recessione, nessuna politica industriale da parte del governo è stata avanzata, anzi sono stati perpetrati ai danni del Mezzogiorno e delle zone interne dei veri e propri furti: a partire dai fondi FAS, utilizzati soprattutto al nord, dalla cancellazione dei fondi CIPE destinati alla provincia di Avellino. Inoltre all’assenza di politica industriale del governo si è accompagnata una politica industriale regionale inadatta a rispondere alle esigenze del territorio: la Regione non ha fatto altro che ripercorrere le vecchie strade di finanziamenti privi di una visione unitaria dello sviluppo”.
Una crisi lunga
“La crisi della globalizzazione colpisce in maniera più profonda le aree deboli del sud del mondo e del mezzogiorno d’Italia, soprattutto le aree delle zone interne, tanto che nella provincia di Avellino la metà della popolazione irpina vive in condizione di disagio economico, sociale, psicologico. Su una popolazione di circa 400 mila abitanti vi sono 7000 cassi integrati, 80.000 disoccupati, e circa 14 mila giovani emigrati negli ultimi 4 anni, diecimila senza copertura di ammortizzatori sociali, circa centomila pensionati al minimo.
Qui in Irpinia stiamo vivendo una “crisi lunga”. Qui la crisi non è iniziata nel 2009, ma già dalla fine degli anni 90 quando il processo di “industrializzazione” ha iniziato a mostrare i suoi limiti e molte aziende sono scomparse dalle nostre aree industriali. E tra gli effetti di questa “crisi lunga” c’è la fuga dei cervelli e lo spopolamento dei paesi.
In questo quadro di enorme criticità, la prospettata chiusura degli ospedali di Bisaccia e S.Angelo, la politica dei tagli nella scuola accrescono il già notevole disagio della popolazione, cancellando i più elementari diritti, e agiscono da incentivi alla fuga”.
Il Patto per lo sviluppo e il lavoro
“Nel Patto manca una analisi sulla condizione che vive oggi la nostra Provincia dentro il vortice della crisi. E soprattutto non c’è traccia di una visione generale, non si delinea la missione a cui candidare l’Irpinia. Al di là della lista delle infrastrutture da realizzare e rispetto alle quali il Governo continua a bloccare i fondi, nel Patto non c’è una ricetta chiara e nuova.
Non si può pensare che l’uscita dalla crisi passi da una competizione con i paesi emergenti, tutta incentrata sull’abbattimento del costo del lavoro o sullo smantellamento dei diritti. La parola d’ordine per determinare la fuoriuscita dalla crisi è riconversione ecologica, la scommessa è la diversificazione produttiva delle imprese attraverso investimenti in ricerca, nuove tecnologie e formazione. Solo la sostenibilità del sistema produttivo, la connessione tra ecologia e economia, può consentire anche la crescita dell’agricoltura di qualità, del turismo, della qualità della vita di cui ha bisogno l’Irpinia”.
altRa Irpinia
“Per troppi anni, la Sinistra, anche in Irpinia, stretta tra minoritarismo e subalternità, ha rinunciato a porsi domande, ha smesso di cercare risposte, non è stata capace di indicare un’alternativa.
Noi, a partire dal workshop di Lacedonia, vogliamo iniziare ad invertire la rotta, provando a collocare i primi mattoni necessari a costruire l’altRa Irpinia.
Ci può essere un futuro per l’automotive in Irpinia, se l’Fma diventa centro di ricerca e produzione dei motori di nuova generazione, elettrici, ibridi, a idrogeno, magari sperimentando partnership con le Università. Se l’Irisbus diventa un luogo per pensare e realizzare sistemi di mobilità alternativa.
Riconversione è anche la parola d’ordine per i distretti di Solofra e Calitri. Non si può inseguire la concorrenza sfrenata che schiaccia costi ambientali e salari per poter stare nel mercato globale. O si ha il coraggio di cambiare settore, oppure ci vuole uno straordinario investimento in tecnologie e sulle competenze dei lavoratori, puntando sul design e sull’alta moda.
La filiera del riciclo e del riuso possono essere una possibilità per riattivare molti capannoni vuoti nelle nostre aree industriali e i rifiuti possono diventare, in tal senso, una risorsa.
In un’area che, tra la Campania, la Puglia e la Basilicata, ha un’altissima produzione di energie alternative, si pone non solo il tema del ristoro e dei benefici da distribuire alle comunità coinvolte dagli insediamenti, ma c’è anche la possibilità di strutturare intere filiere che possano produrre gli impianti eolici e fotovoltaici (evitando di continuare a importarli dall’estero).
I lavori di manutenzione del territorio, sempre più dissestato, e di messa in sicurezza degli edifici pubblici (a partire dalle scuole) possono essere un eccezionale volano di sviluppo. Così anche i lavori di riammodernamento delle condotte idriche che produrrebbero risparmio della preziosa risorsa e occupazione.
Rivitalizzare i centri storici dei piccoli comuni può essere al contempo una risposta al disagio crescente di una urbanizzazione squilibrata e una importante risorsa turistica.
Dare vita alle filiere delle eccellenze, da sviluppare nel settore dell’ICT (attorno all’Acca software e all’Italdata) e dell’Aerospazio (attorno all’Ema e a Caltec), e incentivare non solo la produzione ma anche la ricerca”.
Ritorno dei cervelli
“La diversificazione produttiva di cui necessita l’Irpinia richiede un forte intervento formativo, di potenziamento e ridefinizione delle competenze dei lavoratori verso nuovi settori ad alto contenuto tecnologico. Ma da subito occorre predisporre interventi per incentivare il “ritorno dei cervelli”, il ritorno di quei giovani che hanno svolto esperienze di ricerca e di lavoro al dì fuori dell’Irpinia. Il cambio di paradigma passa da qui. Il ritorno di quella generazione potrebbe essere una risorsa per l’economia irpina e per la vita culturale e sociale delle nostre comunità.
In un’Europa che guarda al Mediterraneo in termini di apertura e di complementarietà (e non di competizione e chiusura), il Mezzogiorno può giocare un fondamentale ruolo di connessione. E, in questo quadro, l’Irpinia può essere uno snodo economico e logistico importante tra i due mari. Condizione imprescindibile è, ovviamente, la rapida realizzazione di moderne infrastrutture materiali e immateriali”.



