SeL- dimissioni nel partito, Santoro: “Un favore all’antipolitica”

POLITICA AVELLINO – Venerdì 13 aprile si è svolta l’Assemblea provinciale di SEL e in quella sede sono state ufficializzate e confermate le dimissioni dei membri della segreteria provinciale provenienti dall’ex SD. “A circa un anno dal suo insediamento, il risultato di una difficile quanto mai necessaria mediazione politica viene cestinato: si azzera la segreteria, che era composta da 13 membri della maggioranza e 6 membri della minoranza congressuale, come espressione della volontà di praticare una gestione unitaria”. E’ quanto afferma Nicola Santo dell’Assemblea provinciale di Sinistra Ecologia e Liberta di Avellino.
“Con un atto unilaterale – i membri cosidetti vendoliani non si sono dimessi -, molto grave sul piano politico, si è voluto assestare un duro colpo ad uno degli elementi portanti di SEL, la pluralità. E dunque, una componente in una condizione di plateale maggioranza perché si dimette, quali ragioni può avere, quali obiettivi intende raggiungere. Queste sono le naturali domande che ci poniamo dopo l’Assemblea provinciale.
Questi compagni in quella sede e successivamente sugli organi di stampa hanno affermato la necessità di dover superare una situazione, a loro dire, “di inattività e di stasi” alla quale è stata costretta la segreteria, e quindi il partito, per responsabilità della componente di minoranza. Risulta evidente quanto mai singolare sia questa interpretazione dei fatti: una minoranza che ingessa, paralizza l’azione politica della maggioranza!
E’ ovvio, in prima istanza, chiedersi se si cerchi un capro espiatorio, forse per nascondere ciò che si sarebbe dovuto fare e non si è fatto, appunto per l’inattività e la stasi che ha sopportato il partito. Ma, al di là anche delle dichiarazioni di rito sulla volontà di non rompere l’accordo che ha portato alla gestione unitaria, è naturale sospettare che le dimissioni, attraverso l’azzeramento della segreteria, tendano in effetti ad affermare una nuova gestione del partito in cui la maggioranza detti i temi, i tempi, le strategie politiche ed escluda nei fatti una parte di SEL. E’ forse la sindrome dell’autosufficienza? Lasciamola ad altri questa patologia che già la interpretano molto bene. Vedremo quello che accadrà. Certo sin dall’inizio della storia di SEL in Irpinia (assemblea di S.Potito) abbiamo constatato una difficoltà a costruire un percorso unitario ma abbiamo creduto (sperato) fosse la dialettica interna ad un partito nel quale confluivano storie, esperienze e sensibilità diverse. In questi anni però si sono verificati altri episodi che ci hanno costretto a riflettere più attentamente sulle dinamiche che sottendono questi fatti. E oggi ci troviamo ancora una volta costretti a confrontarci, piegati su noi stessi, avvitati su questioni per tanti incomprensibili piuttosto che, in questo quadro economico e sociale disastroso e immiserito, essere unitamente protesi verso l’esterno a rispondere alle istanze dei cittadini, a rilanciare la nostra presenza politica in Irpinia in opposizione a questo governo che, benché con toni finalmente adeguati e pacati, sul piano della politica economica e sociale è in perfetta linea con quello che lo ha preceduto.
Ma ad ogni modo, può un partito essere una sorta di monolito? Credo (spero) che nessuno lo pensi, tanto meno noi che facciamo parte di un partito che si è presentato con l’ambizione di essere espressione del “nuovo” nelle proposte, nella struttura e nella gestione e a maggior ragione in un momento in cui la credibilità dei partiti, e quindi della politica, è ai minimi valori. E’ pratica quotidiana di ognuno la grande difficoltà a trovare attenzione, ascolto quando si parla di politica. D’altra parte dovremmo avere consapevolezza di quello che qualche sera fa il prof. I. Diamanti ha sottolineato: “…sono i partiti che generano l’antipolitica…”, come del fatto che questa è la naturale conseguenza di una politica separata dalla vita quotidiana, autistica e autoreferenziale, che ha poco a che vedere con la democrazia e la pluralità.
E allora ci dovremmo interrogare su come condividere con altri quello che per ognuno di noi è una certezza: la politica ha il compito nobile di accendere la speranza nei cittadini, di migliorare la società, di cambiare lo stato delle cose attraverso la partecipazione alla gestione della cosa pubblica”, conclude Santoro.

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