SEL, Albanese: basta con la sinistra innamorata del naufragio

SEL, Albanese: basta con la sinistra innamorata del naufragio

“Sabato sera Milano, per alcune ore è stata la platea privilegiata di un discorso di ampia cultura. Sul palco del Teatro dal Verme c’erano Gad Lerner, Giuliano Pisapia, candidato alle Primarie come Sindaco di Milano, e NICHI VENDOLA. Hanno raccontato il nostro futuro attraverso la lente di una sinistra senza aggettivi. Di una sinistra che si pone come antagonista attiva alla destra, che non si lascia influenzare dalle logiche pessimistiche e vittimistiche”. E’ quanto afferma Gloria Albanese, componente dell’Assemblea Federale di SEL di Avellino.
“Il Teatro era pieno, – prosegue – la gente era per strada, accalcati contro una ringhiera, per guardare un piccolo schermo, e ascoltare da un altoparlante le parole di buona politica, di cui si è fatto portavoce Nichi Vendola. Gli applausi, non erano un semplice battere di mani, era un segno di riconoscimento, tutti guardavano tutti, gli occhi lucidi e pieni di speranza. I volti di sabato sera erano sorridenti, erano volti che ne cercavano altri, che si riconoscevano nel ragazzino, ma anche nella signora dagli occhiali spessi. A Milano, in quelle due ore, non contava il freddo, lo stare in piedi, l’audio basso, contava l’essere uniti, compatti, creare una base per costruire qualcosa di migliore, perché c’è un’Italia migliore.
Un’Italia che ha subito silenziosamente, in questi anni, il continuo e inesorabile indottrinamento dei media, hanno cercato in tutti i modi di toglierci la cultura, per renderci malleabili, modificabili, silenziosi. Per fortuna questo non è accaduto, Nichi Vendola, ha saputo riunire, nella sua persona i bisogni, le speranze e la vita di tanti. E ora che la Sinistra si ritrova intorno a una figura che non appare con le sembianze di un politicante, non riesce a riconoscere la forza dell’unità. Non c’&eg rave; peggior modo di perdere che perdersi.
Mentre a Milano il dibattito proseguiva, il mio telefono continuava a squillare, per aggiornarmi sulla prima riunione dell’Assemblea Federale Sel, ad Avellino. Tutto ciò che accadeva a Milano in quelle ore, era in contrapposizione netta con quanto stava avvenendo in Irpinia, dove si contavano i voti e non i volti, dove si cercava ancora una volta il nemico nelle fila di uno spazio comune, senza accorgersi del nemico più grande e incombente da sconfiggere, la destra.
Si parla come se Firenze non fosse mai esistita. A Firenze tutti coloro che erano presenti hanno fatto un’ esperienza. Esperienza nel senso che sono stati coinvolti per la prima volta, in qualcosa di nuovo, non solo emozionante, ma reale. Il popolo della sinistra esiste e si sta riconoscendo. Si era perso, smarrito, ma piano piano si sta ricostruendo una base comune da cui poter partire. Questo ad Avellino non avviene, si capisce dalle righe del documento “Cambiamo il centro sinistra”.
Parole non mediate dalla prospettiva di Sel, dai punti che ha toccato Sel in quei tre giorni a Firenze, parole che hanno un suono amaro e sinistro, di critica non produttiva. Noi di Sel abbiamo un compito che è quello di ricostruire una sinistra non dogmatica, libera, plurale e unitaria, attraverso un’organizzazione radicata, ma flessibile, giovane e coraggiosa. Una sinistra che deve essere dell’uguaglianza, del lavoro, della libertà, dell’ambiente. Sel deve essere portatore di buona politica, ricostruire la partecipazione democratica, dar forza e credibilità alla trasformazione, riavvicinare i cittadini alla politica, perché è un loro diritto. Ridare dignità a un’Italia, che sempre più spesso viene messa in secondo piano.
La politica ha perso il suo valore, ma è ora di ridare voce alla politica, quella buona. La libertà è un valore collettivo. Ci sono problemi da risolvere, insieme, da risolvere seriamente. Bisogna riscrivere un vocabolario, il lavoro è tanto e il cammino è lungo, ma bisogna iniziare. La bellezza, la speranza, la passione per la buona politica devono essere pilastri per un futuro migliore”.

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