Scontro nel PD, ecco la posizione di Ferrara

Scontro nel PD, ecco la posizione di Ferrara

Sullo scontro interno al partito democratico, ecco la nota di Amerigo Ferrara, Presidente Commissione di Garanzia Provinciale Giovani Democratici. “Credo sia arrivato il momento di una riflessione quanto mai realista rispetto a quanto sta avvenendo a seguito delle regionali nell’ambito del Partito Democratico. Fino a che punto la moderazione ci deve spingere a non poter esprimere più un nostro pensiero in maniera oggettiva!?! Non penso sia è più accettabile valutare situazioni reali parlando solo il “politichese”, ma ritengo sia opportuno vestire i panni di cittadini democratici. L’analisi della sconfitta va fatta nella misura in cui ci possa effettivamente consentire di ripartire da scelte programmatiche chiare e pragmatiche, per rimettere in moto il cuore dell’economia della nostra provincia e non la mera equa ripartizione degli equilibri interni ad un partito. Il PD ha onestamente deluso. La maggior parte di noi ha lavorato dietro le quinte, con tanto entusiasmo, portando all’attenzione dell’opinione pubblica soprattutto tematiche, problemi e proponendo idee e strumenti utili ad un rilancio della nostra provincia. La linea tenuta dal partito non è stata propriamente limpida, le figure chiave non hanno effettivamente avuto potere decisionale, la scelta dei candidati non è stata propriamente democratica e condivisa, la campagna elettorale non è stata vissuta in maniera sinergica, quante cose effettivamente non sono andate per il verso giusto? Troppe. Ci si lamenta se qualche frangia del partito sia soddisfatta del risultato personale, frutto di un lavoro non facile durante questa campagna elettorale, e non ci si domanda il vero motivo. Si continua a voler ragionare a senso unico e quando poi si parla di correnti nell’ambito del partito, c’è chi ha avuto il coraggio di sostenere con forza il concetto di unità e di coesione. O la si smette con i falsi moralismi o si continueranno a portare a casa simili risultati, del resto i cittadini non sono stupidi e lo hanno dimostrato. Se il Partito Democratico ha perso, lo deve solo ed esclusivamente alle sue mancanze. Diverso è poi assaporare un minimo di vittoria nell’ambito di una disfatta plateale, e secondo me, in clima di limitazione dei danni è ampiamente giustificabile e condivisibile nella giusta misura. Il forte dato dell’astensionismo, credo ci abbia riconfermato che l’elettorato di sinistra è stufo e convinto che questa metodologia non consentirà di cambiare le cose. A tal proposito vanno aperte due importanti parentesi, una rispetto all’attuale partito ed un’altra, secondo me, più importante, rispetto al futuro partito, se si vuol conservare ancora un minimo dignità. Qualcuno deve pur accollarsi la responsabilità di questa situazione. Molti hanno dimostrato nel tempo la malsana tendenza di considerare un obiettivo personale raggiunto, l’unico vero traguardo. Per ingordigia troppi hanno deciso di perseguire questo modello, continuando egoisticamente a tutelare esclusivamente gli interessi della propria clientela. Chi pensa che le scelte amministrative degli enti locali ad oggi siano in grado di risollevare le sorti della nostra Provincia? A tal proposito credo che troppo spesso in questi anni, i ruoli istituzionali siano stati compromessi da quelli politici e viceversa. Mi sembra un pochino tardi portare l’esempio dell’Europa come modello, perché abbiamo avuto ben dieci anni, anche con l’aiuto della stessa Unione Europea per ribaltare questa tendenza. In questo scenario, e con il federalismo fiscale alle porte, il Mezzogiorno sembra essere alle corde, ma si preferisce rimbalzare le responsabilità al Governo Centrale piuttosto che attribuirle agli Enti Locali che forse non hanno saputo amministrare come si dovrebbe questo periodo di potenziali cambiamenti, dettati dalle direttive europee prima che dai fondi. Se non si riparte da responsabilità locali, di ciascuno nel proprio territorio, classe dirigente o politica, si continuerà in questa direzione e non si andrà da nessuna parte! Sarebbe un atto gradito dimostrare di avere ancora quel minimo di coscienza civica per ammettere le proprie colpe e cercare di porvi rimedio con fatti tangibili. La critica è generale. Questa sinistra non si dimostrata autorevole, ha piuttosto preferito pensare ad auto conservarsi, anziché programmare il futuro dei giovani e della nostra provincia. E’ chiaro allora che i cittadini anziché scegliere la brutta copia, hanno preferito l’originale votando a destra. Lo ribadisco, dopo averlo già detto pubblicamente in più di un’occasione: vivendo in democrazia bisogna cominciare ad avere la forza di chiamare le cose con il loro nome. Ai “grandi”della politica irpina il compito di trovare il vero bandolo della matassa e risolvere questi nodi, perché non si può aspettare sempre di perdere le elezioni per comprendere che la richiesta socio-economica è ben più ampia e motivata, rispetto alle idee della classe dirigente che continua a governare direttamente e indirettamente le coscienze a proprio uso e consumo. Credo sia arrivato il momento di compiere delle scelte serie e fare un pò di pulizia. E’necessario cercare di creare questo ricambio generazionale, ma in tal senso, la spinta non deve essere indotta, dovrebbe nascere da consapevolezze reali da parte dei giovani rispetto alla situazione che vive la nostra provincia. Spero che tanti Giovani Democratici, ricomincino a ragionare con la propria testa e non in maniera faziosa, se si realmente ha intenzione di crescere e tentare di cambiare le cose. Se poi qualcuno vuol pensare prima agli interessi personali, alle proprie ambizioni e il pensiero politico va sì espresso, ma in maniera discontinua e strumentale, perché nell’ambito di un partito non è consentito proprio dire tutto, altrimenti nel futuro prossimo non sarà possibile raggiungere un minimo consenso dettato da un elettorato imposto da altri o situazioni becere del genere, ricordo che ci sono sempre altri partiti in provincia più preparati del nostro in questo settore, ed in cuor loro, tanti sono i nostalgici di mancate importanti alleanze in tal senso. Questa riflessione credo sia dovuta, perché se ci si rammarica di un mancato ricambio generazionale, quanto meno le nuove leve dovrebbero dimostrare di essere all’altezza e preparate ad affrontare i veri problemi che bisogna risolvere al di fuori delle stanze del nostro partito e ritengo che nell’ambito di questa organizzazione giovanile, giornalmente, bisogna mostrare la decenza di sentirsi caricati di una responsabilità che vada oltre l’onere di una carica pro-tempore. Sono profondamente convinto che chi fino ad ora a livello giovanile ha parlato di partito unitario e coeso, dimenticandosi delle divisioni interne, rappresenti nella forma più faziosa il modo di agire dell’attuale classe dirigente e non si lamenti poi di essere dipinto come semplice e spiccicata proiezione dei piani alti. Le critiche vanno fatte e possibilmente in maniera costruttiva e propositiva, ma dovrebbero scaturire in maniera proporzionale al percorso coerente di ognuno, altrimenti, restano note stonate di una vecchia sinfonia. Se a partire dai grandi, tanti giovani ragionano in questi termini, credo che una riflessione debba essere ben più ampia e molto più articolata”.

SPOT