“Il tema della riforma del lavoro e dell’articolo 18 messo in atto dal governo Monti lascia l’amaro in bocca. Nell’Italia del 2012, già fortemente segnata da un economia stagnante e dal crollo verticale del potere di acquisto, l’idea balzana di mettere mano all’articolo 18 come chiave di volta per il rilancio produttivo ed economico somiglia molto ad una vera e propria beffa”. E’ quanto sostiene Salvatore Antonacci, responsabile lavoro Pd provincia di Avellino.
“Anzitutto la prima considerazione che nasce in maniera spontanea e se in Italia ci fosse davvero bisogno di mettere mano alla riforma del lavoro in questo modo, un Paese, il nostro, che ha davvero altri problemi legati ad esempio alla scarsa lotta all’evasione fiscale, ad un sistema industriale obsoleto, alla mancanza di investimenti nelle energie rinnovabili, ad un sistema sociale sempre più sperequativo che allarga in maniera incredibile la forbice tra la ricchezza dei pochi e la soglia di povertà di molti. Questa che il governo Monti, a spron di decreto legge e non di legge quadro, e’ una riforma che di riforma ha davvero ben poco, perchè l’Italia oltre ai problemi precedentemente elencati e’ il Paese con il più alto livello di disoccupazione e di precarietà in Europa e sostanzialmente non si produce un solo atto capace di ridurlo in maniera seria.
Questa riforma del lavoro, non e’ vero che estende ammortizzatori a chi non ce li ha, la nuova indennità non viene estesa a chi e’ precario e per dirla a chiare lettere non e’ una riforma che va nella direzione di eliminare la precarietà infatti è davvero maldestro il tentativo di spacciare per importanti, le concessioni a favore dei giovani e dei lavoratori più esposti, come quelli delle aziende con meno di 15 dipendenti, sono in realtà norme già presenti nel nostro ordinamento, in qualche caso da più di un ventennio non fosse altro perchè l’estensione dell’obbligo di reintegro nelle aziende piccole sia prevista dall’articolo 3 della legge 109 del 1990 mentre il termine massimo dei 36 mesi per il tempo determinato è previsto dall’articolo 5 comma 4 bis del decreto legislativo 368 del 2001.
In maniera chiara il mio pensiero è che il governo Monti, almeno fino a prova del contrario, purtroppo non e’ stato all’altezza delle aspettative e delle speranze degli italiani ed è stato, inoltre, insensibile ad accogliere lo straordinario senso di responsabilità dimostrato dai sindacati che pure avevano manifestato la disponibilità a modificare l’articolo 18 sulla base del modello tedesco. Monti e il suo governo hanno scelto una linea che e’ un danno per i lavoratori e per il Paese e che alimenta in modo gratuito la conflittualità sociale del Paese, cosa tra l’altro della quale non avevamo davvero alcun bisogno.
Ma la difesa dell’articolo 18 non è una questione esclusivamente ideologica, l’articolo 18 è uno strumento fondamentale a difesa dei lavoratori, per controbilanciare la posizione più forte dell’impresa; il lavoratore viene messo in condizione di debolezza rispetto ai comportamenti dell’impresa ed i lavoratori più deboli e in difficoltà potranno essere licenziati per motivi economici Mi chiedo come si fa allora a non avere paura delle catastrofiche conseguenze che rischiamo di correre, penso con sgomento alle ricadute ed agli effetti che questi provvedimenti produrranno nella nostra provincia.
Mi chiedo che risposte potremmo dare alle nostre genti della nostra provincia già fortemente segnate non solo dalla mancanza di lavoro ma anche da un inesorabile processo di dismissione industriale legato non solo alla crisi ma anche ai numerosi fallimenti e cessazione di attività di numerose aziende”. conclude Antonacci.



