Pd, polemiche dopo la nomina della Commissione di garanzia

POLITICA AVELLINO – Vi proponiamo lettera a firma di Carmine Russo indirizzata al presidente della Commissione regionale di garanzia del Partito Democratico, Antonio D’Alessio, all’indomani della nomina della nuova commissione provinciale di garanzia: “Caro D’Alessio, ti confesso il mio personale imbarazzo nell’accingermi a scrivere questa nota e ti spiego subito il perché. Apprendo dalla stampa provinciale che sarebbe stata nominata la Commissione Provinciale di Garanzia nella seduta della direzione del PD tenutasi il pomeriggio del giorno 11/11/2011.
Ero stato avvisato solo nella tarda mattinata (se questa è correttezza !) di quanto ci si accingeva a fare con una telefonata da parte della segretaria provinciale, alla quale ho ribadito che ciò non era possibile perché si sarebbe violato lo statuto del Partito . Orbene, come è possibile nominare una Commissione di garanzia che già esiste, eletta dall’assemblea congressuale del dicembre 2009 e quindi regolarmente in carica per quattro anni, a norma dell’art. 31 comma 1 dello statuto regionale?
Di più, come è possibile che il verificarsi di una tale assurdità sia avvenuto, assurdo dell’assurdo!, su proposta della segretaria provinciale, nel corso di una direzione, dopo che sono state espresse posizioni nettamente contrarie e, tutto ciò, senza neanche la formalizzazione di un voto?
La nomina, di per sé improponibile per l’esistenza in vita della Commissione eletta al congresso, è stata fatta per decisione della sola segreteria, che ha chiamato in causa presunti e non meglio precisati avalli nazionali, scavalcando di fatto l’Assemblea, che è l’unico organismo statutariamente competente. Piuttosto che determinare questo ginepraio, l’Assemblea provinciale, tenutasi poche settimane addietro, avrebbe potuto integrare la Commissione con la sostituzione dei componenti dimissionari (tre in tutto), garantendo piena rappresentanza. Perché non è stato fatto? Perché evidentemente in questo modo non si sarebbe sgombrato il campo dal presidente in carica.
Mi si addebita evidentemente una scorretta gestione della Commissione, magari troppo di parte. Io in coscienza mi sento di affermare che l’intera Commissione ha sempre operato in piena autonomia senza farsi condizionare da appartenenze correntizie. Oppure devo ritenere che sono proprio la mancanza di appartenenza correntizia e la corretta gestione le vere ragioni che hanno spinto taluni a consigliare il cambiamento alla vigilia del tesseramento nell’anno precongressuale?
Ma non finisce qui. Si , perché, convinto come sono di quanto testé affermato, dovrei chiedere un procedimento disciplinare a norma del citato art. 3 comma 3 dello statuto regionale per la scorretta applicazione dello statuto da parte degli organi del partito (leggi segretaria provinciale). Di sicuro capirai il mio imbarazzo a fronte di questo gran casino.
Tanto più che questa fiera dell’assurdo avviene a fronte dell’enormità dei problemi veri di cui dovrebbe occuparsi oggi la Politica. Ti garantisco, lo sa bene chiunque mi conosce e naturalmente tu che svolgi lo stesso incarico a livello regionale, che il punto della questione non è difendere una postazione che è fonte solo di grattacapi, quanto piuttosto il rifiuto della prepotenza, con la speranza che nel PD viga il rispetto delle persone e delle regole, consapevoli che le due cose stanno inscindibilmente insieme”.

SPOT