Partito socialista, lettera aperta di Ferri
Lettera aperta ai socialisti di Franco Ferri:
“Come da copione è arrivato il tempo dei grilli parlanti, che, anche di fronte alla constatazione di una effettiva buona tenuta sul territorio dei candidati ufficiali del Partito Socialista Italiano, a testimonianza del loro radicamento e della loro presenza, invece di dare atto a quel manipolo di irriducibili di aver tenuto dritta la barra nel mare delle tempeste scatenate dalle invidie e dai risentimenti personali di noti esponenti del partito (divenuti per loro autonoma scelta degli ex) perdono un’altra ottima occasione per tacere e cercano di minimizzare il ruolo svolto dalla dirigenza in carica e l’obiettivo successo personale dei due coraggiosi candidati socialisti La Vita e Iannone. Ne ho letto di tutti i colori di affermazioni rese da siffatti protagonisti della carta stampata (e solo di quella) prima, durante e dopo le ultime campagne elettorali. Finora ho ritenuto doveroso, nell’interesse superiore del partito, tacere e lasciar perdere, ma questa volta mi sembra che si sia oltremodo passato il segno, per cui, solo per amore di verità, ritengo doveroso intervenire in una disputa che non avrebbe motivo di esistere, data la situazione. Intanto, comincio con il ricordare a me stesso e a Costantino Severino che insieme, come dirigenza provinciale (che non appartiene alla famiglia dei citati grilli), all’inizio dell’ultima competizione elettorale, abbiamo rivolto “un accorato appello a tutti i compagni che si riconoscono nei valori della vera tradizione socialista perché mettano da parte ogni e qualsiasi ragione di contrasto e si raccolgano in questo momento, particolarmente difficile per il Partito e per la Regione Campania, rinviando il confronto a dopo il risultato elettorale al cui esito positivo bisogna dedicare ogni energia. I locali della Federazione provinciale sono, come sempre d’altronde, aperti a tutti coloro che, vecchi e nuovi dirigenti, vorranno attivamente impegnarsi in questa nuova difficile prova e contribuire, con la loro esperienza e le loro capacità, a mantenere alto il valore del riformismo socialista e della sua grande tradizione in Irpinia ed in Campania”. Il risultato, come ben sa il buon Costantino, è stato la scelta “per banda” di rincorrere aspettative di ordine personale in altre formazioni politiche, così come era già successo in occasione delle ultime elezioni provinciali, quando, tirando la corda fino all’ultimo, si è addirittura impedito di fatto al Partito di presentare la lista. Tutti ci rendiamo conto che le vicende di questo ultimo ventennio hanno in qualche modo determinato una situazione nella quale i socialisti e la loro gloriosa storia (fatta anche in Irpinia di lotte, di conquiste sociali e di libertà), pur avendo avuto ragione dalla storia per le loro scelte politiche, hanno avuto torto dalla cronaca (e relativamente a quest’ultima ci sarebbe tanto da dire ed il discorso si farebbe lungo). E tutti sappiamo che il popolo socialista coltiva la segreta speranza, in un panorama politico sempre più confuso ed eterogeneo, di vedersi riconoscere, anche in termini di voti e di eletti, la giustezza delle proposte politiche avanzate già nel 1982 (si ricordi Rimini) in direzione di tante scelte riformiste per l’ammodernamento dello Stato, che non ci hanno consentito di realizzare, e che, a distanza di quasi trenta anni, animano il dibattito politico attuale. Ricordiamo a questo proposito gli stivaloni da gerarca fascista che Repubblica infilò ai piedi di Craxi agitando lo spettro della sua volontà dittatoriale. Affinché si scuotano le coscienze e si risvegli questo popolo è necessario che la si smetta di dare solo lezioni a “babbo morto”, come dicono i toscani! E’ necessario rivitalizzare l’orgoglio socialista indicandogli una dirigenza coesa, capace e battagliera! Il Partito, va detto, non può essere considerato un Grand Hotel dove si entra e si esce a proprio piacimento, secondo le convenienze, e la storia di questo Partito, in Irpinia come in Italia, non può essere dichiarata finita perché qualcuno ha deciso così per la sua necessità di salire sul carro del vincitore di turno. Noi socialisti il deserto lo abbiamo attraversato tutto! I conti con il passato li abbiamo fatti ed abbiamo pagato anche un prezzo altissimo al bancone della cronaca! Dobbiamo solo avere la forza di far pagare ad altri il conto politico su quello della storia, e la storia, come dicono anche i risultati delle elezioni francesi, va in direzione di una sinistra nuova, moderna, che non può essere altro che democratica, socialista, riformista ed europea. Anche in Campania, mentre De Luca con il PD può dire, ed a ragione, di aver governato male, i socialisti non possono essere messi sullo stesso piano. E’ socialista la legge urbanistica che ha regolato in maniera riformistica una materia complessa, divenuta di competenza regionale; come è socialista l’azione di valorizzazione dei beni architettonici ed il rilancio del Turismo e della tradizione ricettiva turistica campana; così come è socialista la presa di distanza e la coerente e conseguente uscita dalla Giunta Bassolino, quando, affievolendosi la spinta riformista, le cose cominciavano a non andare più per il verso giusto ed i programmi venivano disattesi. Perciò il peso della sconfitta, ancorché limitata io dico, non può pesare e non ha pesato sulle spalle dei socialisti, come ha chiaramente dimostrato il recente risultato elettorale Certo, c’è molto ancora da lavorare ed è necessario l’impegno quotidiano, che certamente non si può tradurre in una spocchiosa presenza, magari con tanto di fotografia, sui giornali locali! Questo modo di fare serve solo ad appagare le insoddisfazioni e le frustrazioni personali. A cosa serve infatti avere la tessera del Partito se non si ha, di conseguenza, l’orgoglio di combattere per esso nelle liste con quel simbolo o per quelle idee? Io so, Costantino Severino sa, che a partire da noi, nessuno degli attuali dirigenti ha voluto partecipare a guerre per bande (peraltro le bande bisogna prima averle ed organizzarle), né ha la volontà ed ahimè l’età per farlo. Saremmo ben lieti di condividere, con chi realmente lo vuole, la grande responsabilità, questa sì, che incombe su di noi. Ed il “piccolo” successo riportato, come è stato chiamato da qualcuno al quale non appartiene, è da attribuire solo alle formichine che vi hanno lavorato, non anche alle cicale canterine che aspettavano il “babbo morto” per il “de profundis” e che, ripeto, hanno perso un’altra occasione per tacere. Non si tratta di fare passi, né avanti, né indietro! C’è la necessità di caricarsi sulle spalle il proprio zaino e scalare la montagna, a partire dalla città capoluogo! Altro che noi e loro! Tutti i compagni di buona volontà, indipendentemente dal ruolo o dalle aspirazioni individuali, sono stati e saranno sempre bene accolti! Di “grilli parlanti”, grillini o cicale non ne sentiamo proprio la necessità!”.

