Ecco il testo integrale della lettera redatta da Luigi Anzalone, esponente del Pd, indirizzata all’on. Walter Veltroni:
“Mi consenta di scrivere a Lei che non sono d’accordo con la tesi per cui la vittoria di Berlusconi nella votazione della mozione di sfiducia alla Camera sia stata determinata solo dalla defezione di tre deputati finiani e di due dipietristi. La verità è un’altra: se Calearo e Cesario, eletti nelle liste del Partito Democratico, fossero almeno rimasti nell’ambito del centrosinsitra o con Rutelli o Casini, la mozione sarebbe passata con 313 voti favorevoli e 312 contrari. E Berlusconi, a quest’ora, avrebbe rassegnato le dimissioni.
Come ricorderà, fu Lei che decise tutto nelle elezioni politiche del 2008. Far eleggere Calearo fu ispirato a un modo di ragionare secondo cui, ad esempio, essendo un dipendente Fiat, Marchionne può essere eletto nella segreteria nazionale della FIOM. Ma in Campania, e veniamo a Cesario, Lei fece di più e di peggio. Proclamò il «rinnovamento», grazie al quale scelse quest’ultimo e qualche altro, anch’egli trasmigrato nel centrodestra, ed escluse De Mita. La qualcosa ebbe come effetto non solo il passaggio di De Mita nell’UDC, ma soprattutto che il PD e il centrosinsitra fossero costretti a pagare il fio della vendetta che De Mita consumò atteggiandosi a vittima e trovando seguito in vasti settori di opinione pubblica. In breve: già nel luglio del 2008 cadde l’amministrazione provinciale di Avellino, di cui era Presidente Alberta De Simone, una dirigente di sinistra di valore. In seguito, perdemmo le elezioni provinciali ad Avellino e a Salerno e, otto mesi fa, abbiamo perso anche le elezioni regionali, regalando la Regione al centrodestra. Ma nella vicenda che riguarda la Regione e il Presidente Bassolino, Lei, se possibile, si è superato. Alla fine del 2007, Lei ha colpevolmente avallato la tesi per cui Bassolino, grande Sindaco di Napoli e uomo onesto e buono, fosse il responsabile unico dell’emergenza rifiuti. Eppure Bassolino si era dimesso nel 2004 da commissario all’emergenza, essendo stato messo nell’impossibilità di realizzare l’inceneritore di Acerra e mentre i prefetti chiudevano tutte le discariche campane. Questi fatti, io li ho vissuti in prima persona, essendo stato, con grande onore morale e qualche merito politico-amministrativo, assessore regionale al bilancio e al demanio (2001-2005) e consigliere regionale e vicepresidente della Commissione anticamorra (2005-2010). Ma, prescindendo dai commenti interessati, basta leggere le cronache dell’epoca (le raccomando gli articoli di Paolo Mieli e Sebastiano Messina)le per rinfrescarsi la memoria.
Com’è noto, la “munnezza” sta ancora, a migliaia di tonnellate, a Napoli e dintorni. Credere, poi, che gli inceneritori li potrà veramente fare Caldoro, e non la camorra, è come credere alle favole. Anche se le favole italiane sono di specie particolare: sono favole che, in quanto fatti veri, parlano dei buoni e del bene che perdono sempre e dei cattivi e del male che vincono sempre. Falcone, Borsellino e centinaia di altri eroi vissuti e morti nel Paese della mafia “docent”.
So bene che Lei non risponderà a questa mia lettera. Ma se ha coscienza, avrà di che riflettere”.




