Caldoro: “Rilancio possibile solo con il rigore”
Occorre rigore per risanare i conti della Regione e per garantire lo sviluppo della Campania. Queste in sintesi le linee guida che la Giunta regionale campana seguirà per risanare i bilanci e per uscire dalla situazione debitoria nella quale si trova. Il presidente della Giunta regionale Stefano Caldoro, al termine di un incontro con le parti sociali, ha illustrato ai giornalisti le tappe da seguire nei prossimi mesi. “Incontrerò i rappresentanti sindacali e delle associazioni di categoria una volta al mese ed ho chiesto loro di stilare delle priorità che siano compatibili e coerenti con la situazione economica della Regione”, ha detto il governatore. Occorre una “operazione verità” sui bilanci e sui conti regionali e occorre “legalità, ossia un’azione di risanamento e il rispetto rigoroso di tutte le leggi”. I passi da fare dovranno portare ad un “rapido e incisivo modo per far rientrare la Regione nella legalità partendo – ha aggiunto – da un piano di rientro del debito della sanità. E ancora stipendi, mutui e atti obbligati sul patrimonio sono i punti che dovranno essere garantiti anche dopo lo sforamento del Patto di stabilità. Un altro punto fondamentale sarà “garantire i cantieri aperti ossia proseguire le opere già iniziate evitando ulteriori situazioni di difficoltà sul fronte dell’occupazione”. Secondo Caldoro le risorse non devono essere attribuite “con logiche ragionieristiche”, ma seguendo “politiche specifiche di sviluppo”. Questo programma di rientro durerà almeno i prossimi sei-otto mesi arrivando all’approvazione del bilancio di fine anno dal momento che “si parte da una situazione drammatica con un indebitamento di 470 milioni di euro”. “La Regione ha in cassa 100 milioni quando – ha proseguito Caldoro – dovrebbero esserci invece 1,5 miliardi”. Entro fine luglio si farà un primo bilancio su cosa si “può fare” e su quali “risorse si può contare”. Il primo passo da fare, però, è “fare cassa” e poi valutare su cosa si può “spendere anche perchè i fondi strutturali come i Fas richiedono un 50% di copertura da parte della Regione, altri – ha spiegato Caldoro – il 100% mentre altri ancora nessuna copertura come quelle del Cipe o del Pon”.





