Pd, Gallicchio: subito un nuovo progetto politico

Pd, Gallicchio: subito un nuovo progetto politico

“Un partito che discute è un partito vivo – afferma Pasquale Gallicchio componente della direzione provinciale del Partito Democratico – ma decidiamo subito come procedere, altrimenti i cittadini della provincia di Avellino ci accuseranno, ancora una volta, che il Pd continua a parlare di se stesso senza mettere mano alle questioni importanti dell’Irpinia. Proprio in questa fase così delicata e per certi versi rifondativa, vorrei da parte di tutti, soprattutto dei giovani dirigenti, maggiore coraggio e una solidarietà di base che forse è mancata nel passato. L’appello ai giovani dirigenti non vuole essere un modo per aprire una frattura generazionale ma dimostrare che le risorse democratiche sono custodite anche in altri volti e in altri discorsi che non sono certo quelli delle poltrone. La dimostrazione c’è stata con le candidature alle regionali. Ognuno di noi ha contribuito a superare difficoltà e si è battuto con coraggio in ogni singola realtà mettendoci faccia e passione. Adesso, non abbiamo più bisogno di biglietti di presentazione”. Rispetto al terzo appuntamento della direzione provinciale Gallicchio avverte la necessità di sottolineare l’esigenza di una programmazione del lavoro politico per le prossime settimane che non veda tentennamenti. “Dobbiamo partire dalle cose come sono e non come vorremmo che fossero – dichiara Gallicchio – sapendo che l’Irpinia ci aspetta sul fronte dei fatti e non delle parole. FMA, scuole e Comunità Montane cancellate, la delicata questione sull’acqua pubblica o privata, la sanità demolita in ogni suo punto, un sistema industriale alla paralisi. In particolare su questo punto dovremmo chiedere il conto a chi dell’Asi si è occupato e quali sono stati i risultati portati in questi anni. Come si può notare, guardandosi intorno, per il Partito Democratico c’è molto da fare, basta chiarirsi come e con chi. La svolta è tutta qui e proprio in questo passaggio non dobbiamo sbagliare anche perché la fiducia degli elettori non è persa”. Sulla questione organizzativa sono molte le ipotesi che si stanno affacciando a via Tagliamento anche su questo Gallicchio avanza un ragionamento: “Si sbaglia a partire dalla coda del problema. Non basta l’organizzazione, serve un nuovo progetto politico. Questo significa non immaginare strutture e sovrastrutture ma affidare ad un nuovo gruppo dirigente la responsabilità di avanzare un progetto politico che un momento dopo deve essere sottoposto non ai dirigenti ‘invisibili’ ma ai circoli, alle associazioni di questa provincia, a tutte quelle realtà che impegnano risorse ed energie nella nostra terra. Insomma, aprire una fase di proposta del Pd che tenga conto anche delle osservazioni che sui diversi temi possono giungere da chi ha interesse al progresso dell’Irpinia. Da subito aprire con i circoli una fase di ripresa politica, di discussione nelle singole comunità e zona per zona. Questa volta, però, i dirigenti non andranno a fare dei comizi ma ascolteranno per conoscere e capire le questioni di ogni singolo paese, di ogni zona e quindi dell’intera provincia. Si riparte da qui, dal conoscere luoghi e comunità. Poi, tutto questo materiale – afferma Gallicchio – servirà per mettere a punto delle proposte credibili per incalzare a tutti i livelli il centrodestra e soprattutto l’Udc che dopo una fase di condivisione di potere con Bassolino ora si è aggrappatto a Caldoro. La sfida sarà sulle proposte e su chi avrà un contatto costante con le esigenze del territorio”. Sull’assemblea congressuale e sul tema delle alleanze il dirigente provinciale non ha dubbi: “L’assemblea congressuale è necessaria proprio per preparare bene la ripresa politica. Perciò, la convocazione non può avere tempi lunghi. Sulla questione delle alleanze non sforziamoci di mandare segnali di fumo all’Udc, specie in provincia di Avellino. Chi pensa che l’Udc sia la parte moderata da riconquistare si sbaglia. Io guarderei con molto più interesse a mettere in campo proposte politiche in grado di riconquistare il terzo partito che in Italia è venuto fuori nelle ultime regionali, ossia l’astensionismo. Quindi, la sfida la proporrei sulle idee, sulle soluzioni praticabili, sul riconsiderare i cittadini non solo elettori ma persone in carne ed ossa che si rivolgono alla politica per avere risposte”.

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