Patto Irpinia, Fierro: “Dalla Regione primo confronto leale”

“Convinto che l’incontro sia stato più che utile e per almeno due buone ragioni: la prima è il riconoscimento da parte della Regione della esemplarità, quale metodo di confronto tra forze sociali ed istituzioni, di quello avviato da tempo ad Avellino. Era scontato?. Non direi dopo anni nei quali si è proceduto a forza di ruspe a smantellare in Italia ogni meccanismo concertativo e la teorizzazione bi-partisan che le forze sociali le si ascolta ma del loro parere se ne può anche fare a meno.
La seconda è che si riesce finalmente ad avere una informazione vera, non edulcorata, sulle questioni aperte e si comincia ad avere contezza degli ostacoli che frenano da tempo questioni anche decisive per lo sviluppo dell’Irpinia”. E’ quanto afferma Lucio Fierro, segretario provinciale del Cna di Avellino. “All’incontro – prosegue – il tavolo irpino era andato con poche, chiare questioni, sulle quali non c’era da riaprire discussioni filosofiche ma da avere risposte altrettanto chiare da parte della Regione. Da questo versante ha ragione chi parla di bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto a seconda dal punto di vista dal quale ci si pone.
Innanzitutto le questioni sulle quali mancano le risposte positive. Si tratta di problemi essenziali (Porta Irpina e relativo tracciato della Napoli-Bari, completamento della Lioni-Grotta e della Paolisi-Avellino). Caldoro è stato chiaro. Per i due assi viari i soldi ci sono, anche a livello di cassa. L’ostacolo a spenderli è dato dal “patto di stabilità” regionale e dalla indisponibilità del Ministero dell’Economia a dichiarare tali opere, benché fossero inserite tra quelle di priorità nazionale, ininfluenti per il patto di stabilità non solo nazionale, per la quota statale, ma anche per quello regionale, per la quota campana. Ancora più seria la questione del tracciato della Napoli-Bari. Benché ovattato da una diplomazia istituzionale, Caldoro lascia intendere che le resistenze del governo ad autorizzare un traccia i cui costi sarebbero ben più onerosi, sono forti e difficili da superare. La sua appare la posizione di chi non vuole andare allo scontro e cerca una linea di mediazione. A me pare difficile che la si trovi perché il conflitto non è tra due territori interessati a due diversi tracciati e si possa lavorare ad una mediazione. C’è un nodo che richiede una volontà politica e chiama in causa le forze politiche in quanto tali, a livello regionale, certo, ma soprattutto a livello nazionale.
Infine, sempre sul “mezzo-vuoto”, il risanamento dell’Isochimica. Caldoro la indica come priorità e legge la sua collocazione al 14° posto come il segnale dell’attenzione regionale. E’ ben vero che in Campania le situazioni esplosive si contano a centinaia ma non essendo chiaro quali e quante risorse verranno appostate su tale capitolo, non appare se la priorità sia solo platonica o anche in grado di produrre risultati.
Per venire al “mezzo pieno”, esso riguarda essenzialmente la spesa dei fondi comunitari residui entro il 2015. Si tratta di scelte da fare a breve. Caldoro assume due precisi impegni: che questa sia l’occasione di un riequilibrio a favore della Campania interna e dei piccoli comuni attraverso precise assegnazioni di quote predeterminate (anche se non ancora quantificate) in grado di riassorbire lo squilibrio a danno delle zone interne determinato dalle precedenti scelte di spesa. Fa propria l’indicazione di priorità assoluta quella posta dal Tavolo sulle reti idriche e fognarie (alla quale, noto con piacere che, anche se con ritardo, comincia ad accodarsi anche qualche politico).
E’ poco? Probabilmente sì. Certamente sì rispetto alle condizioni generali dell’Irpinia ed all’aggravamento determinato dalla crisi e dai tagli lineari apportati dalla stessa giunta Caldoro e dal governo nazionale. E’ nulla? “Chiacchiere e distintivo” come diceva Al Capone in un famoso film? E’ possibile. Ma le parole sono cambiali e allorquando si dimostrino chiacchiere vanno in protesto. Solo una piccola notazione a margine. E’ il primo vero passaggio nel quale si accetta da parte della Regione un confronto leale, fondato cioè sulla verità e la corretta informazione. E’ il primo vero passaggio in cui l’ascolto non è solo formale.
A me, alla organizzazione che rappresento, non spetta l’essere o no fiduciosa; dare o non credito. Spetta segnare il punto e spingere avanti. Ma se dovessimo ritenere che il Tavolo sia o sia stato inutile, come molti ci suggeriscono, ci si dica, per favore, quale è il luogo dove i problemi di questa terra troveranno tribuna e confronto per una soluzione? Chi può, dimostri, facendo il suo mestiere, che il confronto in Consiglio Regionale, lo scontro politico tra i partiti, l’iniziativa parlamentare è in grado di produrre di più e meglio. Di fronte ad una tale dimostrazione di efficacia il Tavolo può anche sciogliersi. Ma l’esperienza di questi mesi mi dice di non illudermi”, conclude Fierro.

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