Disegno di legge ATO, la nota di Claudio Rossano

“Sotto l’urgenza delle numerose diffide provenienti dalla Commissione Europea, relative all’uso scoordinato delle risorse europee rispetto alla depurazione e al ciclo integrato delle acque, la Giunta Regionale della Campania ha predisposto un contorto disegno di legge che mira solo a dilatare i tempi del riordino, di fatto riproponendo quanto già previsto dalla L.R. 14-1997 (ora abrogata), che delimitava gli Ambiti Territoriali Ottimali e forniva direttive per l’attuazione del Servizio Idrico Integrato”. E’ quanto sostiene Claudio Rossano, già commissario dell’ATO Calore Irpino. “Numerose sono le perplessità che sorgono ad una prima lettura del disegno di legge, che – prosegue Rossano – prevede solo tre ambiti territoriali ottimali, di cui al momento non è possibile conoscere la perimetrazione in quanto l’allegato A non è presente sul BURC telematico , invece dei cinque oggi esistenti. Che fine avranno fatto i comuni irpini e sanniti? Come saranno stati smembrati ? Saranno difese le acque dell’Irpinia di cui tutti parlano? E’ evidente che dovranno ora essere nuovamente scritti gli statuti dei nuovi tre ATO – di cui non si conosce nemmeno la denominazione – che dovranno essere approvati dai 551 comuni della Campania. Nè si conosce se le Amministrazioni Provinciali ( esisteranno ancora ? ) saranno presenti – come oggi avviene – in tali ambiti. Ben conoscendo le lungaggini e gli ostacoli frapposti dai gestori idrici nell’approvazione dello Statuto dell’ATO Calore Irpino, credo che ci vorranno anni per approvare la costituzione formale dei nuovi tre ATO. Ulteriori perplessità sugli effettivi tempi di riordino del servizio idrico nascono dalle stesse competenze regionali: infatti la Regione Campania deve provvedere alla pianificazione ambientale, al coordinamento e al controllo dei piani d’ambito (che dovranno essere rifatti – laddove esistenti – perché è mutata la composizione dei comuni presenti nei singoli ATO ) ; sempre compito della Regione è quello di formulare indirizzi per l’organizzazione e la gestione del servizio idrico e di adottare ed approvare con delibera di Giunta regionale il Piano regolatore generale degli acquedotti. Non avendo ancora provveduto la Regione Campania a questi elementari adempimenti, che erano già previsti nella legislazione ora abrogata del 1997 ( ben 16 anni fa ) come potranno i nuovi ATO ottemperare in tempi rapidissimi alle nuove disposizioni? Sembra quasi di assistere ad una nuova emanazione di “grida” di manzoniana memoria, grida che non verranno rispettate da alcuno. Poco chiare sono anche le funzioni di controllo e gli organismi dirigenti degli stessi ATO. Il nuovo disegno di legge prevede infatti ampi poteri all’Assemblea d’Ambito che – essendo formata da centinaia di enti locali – può essere solo elemento di indirizzo ma giammai di controllo diretto e gestione. Il disegno di legge rimane invece nel vago laddove si parla di una generica convenzione di aggregazione che disciplina l’appartenenza dei comuni all’ATO e le modalità di costituzione degli uffici. Non vorrei che il disegno di legge, sul quale molto si discuterà, serva solo a consentire una forzosa proroga ai tanti gestori esistenti, che dal mancato riordino ricavano cospicui guadagni. Al contempo occorre osservare che non c’è stata alcuna seria iniziativa né degli AATO né della Regione al fine di contrastare gli scarichi abusivi e illegali, né sono stati portati avanti progetti di disinquinamento del Golfo di Napoli o del fiume Sarno. Anche le nostre città soffrono di tali ritardi, con seri rischi idrogeologici accentuati dal ripetersi di copiosi e violenti precipitazioni. Ricordo a me stesso la vicenda degli impianti di depurazione di acque reflue della Regione Campania che immettevano percolato prodotto dal sistema regionale dei rifiuti, contribuendo così all’inquinamento del tratto costiero del litorale napoletano”, conclude Rossano.

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