De Luca conquista la piazza: “Cambieremo tutto”

De Luca conquista la piazza: “Cambieremo tutto”

Sale sul palco e ammette: “Questa piazza mette i brividi”. “Solo a guardarvi, potrei anche smettere di parlare. Basta la vostra presenza”. Vincenzo De Luca, candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Campania, ha iniziato il suo comizio con la prima sfida vinta: riempire piazza del Plebiscito, il cuore di Napoli, con i suoi sostenitori, 100mila dicono gli organizzatori. Ma di parlare non smette affatto. Tutt’altro. Il suo primo saluto lo riserva al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, “l’uomo che sta assicurando in una fase così convulsa del paese l’equilibrio, tra i poteri, tra le istituzioni, e un’immagine di dignità dell’Italia nel mondo”. Poi, un grazie anche al cardinale Crescenzio Sepe. E poi ancora parla di “una nuova primavera per Napoli, la Campania, l’Italia”. “Cambieremo tutto”, promette. Sul palco sale da solo, niente big. Il sindaco di Napoli, Rosa Iervolino Russo, è tra la folla (“Se la piazza indica qualcosa significa che c’é una prospettiva di vittoria che non é lontana”). Stessa scelta anche del governatore uscente Antonio Bassolino (“C’é più gente oggi in questa piazza rispetto a quando qui sono venuti Berlusconi e Veltroni”). “Abbiamo già fatto un miracolo, abbiamo ritrovato i nostri militanti, persone che avevano perso la speranza, abbiamo creato l’unità della militanza”, dice. De Luca lo ripete più volte: “Abbiamo ritrovato quelli che hanno voglia di combattere perché abbiamo fatto una scelta di umiltà, abbiamo chiesto aiuto perché non potevamo perdere la Regione Campania”. Lui, dice, ha un obiettivo chiaro: “Conquistare, difendere la dignità delle persone. Mettere fine al fatto che in questa terra bisogna sempre diventare servo di qualcuno, mostrare la propria tessera di partito”. Lui che le prime battute della sua manifestazione elettorale ha deciso di affidarle ad una precaria, ad un operaio di Pomigliano ed una operatrice culturale della periferia, entra, dunque, al centro del suo programma. “Deciderò in piena autonomia”, precisa. Via i partiti dalla sanità, ribadisce. E poi il lavoro “per dare la possibilità di vivere a testa alta”; “stabilizzeremo il precariato della scuola, della sanità e creeremo nuovo lavoro”. Bisognerà puntare sul turismo, sulla sburocratizzazione (“butto giù dalla finestra un dipendente della Regione che dopo due mesi dice la pratica è in fase istruttoria”). Parla anche dei rifiuti “che stanno dietro l’angolo” e della camorra, “noi nelle liste non abbiamo messo condannati ma i figli dei morti della camorra”. Ringrazia Bassolino, “per il lavoro fatto”, e poi cita uno dopo l’altro Moro, Falcone, Borsellino “uomini che sono sempre stati fedeli al proprio dovere”. De Luca alla piazza e ai cittadini rivolge un appello: “Ci siamo ritrovati qui perché almeno una volta nella vita ci siamo ribellati all’ingiustizia, abbiamo respirato il dolore del mondo. E’ per questo che dobbiamo combattere e vincere”. Ai suoi avversari non risparmia critiche. Caldoro? “Un pastorello di San Gregorio Armeno, che tenerezza vederlo immobile accanto al premier Berlusconi. E’ sempre accompagnato da una balia, ora Cosentino, ora la Carfagna”, dice. “Io ossessionato da lui? Venga ad un confronto, pure accompagnato da Fede – aggiunge – un confronto che farei giusto per regalarmi un’ora di effimero”. E poi stoccate per il presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro: “E’ un oltraggio alla biologia, uno sterminatore di congiuntivi, lo chiamano ‘Gigino la polpetta'”. Battute alle quali Cesaro risponde: “Gli servirò una polpetta indigesta”. Il Pdl Campania lo accusa di “balle e insulti”: “C’era più gente campana a Roma con Berlusconi e Caldoro che in piazza con De Luca”.

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