Coronavirus, nuovo focolaio Ospedale Avellino: De Luca risponda

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“Gli otto nuovi casi di positività al Covid-19 registrati nell’ospedale “Moscati” di Avellino dimostrano come, mentre De Luca si vanta a sproposito della sua attività di prevenzione, i ritardi e la malagestione dell’emergenza targati Pd mettono a repentaglio la salute e la sicurezza dei cittadini campani.

Altro che efficienza, basta comparsate in tv: De Luca dia conto della mancanza di informazione e della confusione che regna nella regione da lui amministrata.

Lo sa, De Luca, che nel nosocomio avellinese i dispositivi di protezione sono arrivati con clamoroso ritardo senza alcuna indicazione sull’utilizzo in sicurezza degli stessi?

LEGGI PURE – Covid-19, infettati medici e infermieri al Moscati

E’ a conoscenza, che solo nelle ultime settimane si è disposto un percorso dedicato per l’accesso ospedaliero dei pazienti Covid presso il nosocomio e che, solo nell’ultima settimana, si è autorizzata l’effettuazione del tampone per tutti gli ingressi in ospedale?

De Luca ascolti di più la sua gente, molli la sanità e la smetta di occultare le responsabilità dei suoi protetti; si renda conto della situazione che si vive in Campania; meno pressapochismo, meno parole e più fatti: questo chiedono i campani”. 

Così i senatori della Lega Ugo Grassi e Pasquale Pepe. 

Risposta Moscati

In attesa della risposta richiesta al Presidente De Luca, dalla direzione del Moscati di Avellino è stata diramata una nota in cui, tra l’altro, si legge:

“Si ritiene opportuno precisare che non si è di fronte a un “focolaio”, in quanto le positività non sono circoscritte a una sola Unità Operativa, ma sono state riscontrate in ordine sparso in vari settori della Città Ospedaliera; settori al momento già oggetto di interventi di sanificazione straordinaria”.

Una precisazione che invece allarma. Cosa cambia nella sostanza dei fatti?

Secondo il nostro modesto parere di semplici operai dell’informazione, il fatto che siano riscontrari casi di positività in più reparti, appare ancora più pericoloso, rispetto a un unico settore, potendosi “accendere” più focolai, visto che nei reparti no-covid di solito non c’è la stessa attenzione di quelli covid.

Insomma ci sembra di capire che il focolaio non è – in questo caso – il singolo reparto come si legge nel comunicato, ma l’intera città ospedaliera è un focolaio.

Abbiamo capito bene?

Tra gli 8 infettati c’è pure un infermiere (peraltro rappresentante sindacale) che era da poco rientrato al lavoro dopo un periodo di quarantena domiciliare.

Un altro aspetto su cui ragionare, dunque.

E ancora, si parla dell’arrivo di una fornitura di protezioni sanitarie dall’Egitto, prive della certificazione CE (non obbligatoria in questi casi), ma accompagnate da spiegazioni dalle quali non risulterebbe la data di fabbricazione e quindi di scadenza.

Perciò è stato chiesto all’Inail di fornire chiarimenti circa la possibilità di utilizzare quei dispositivi al momento inutilizzati.

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