Serie A: i giovani più interessanti su cui le big devono puntare

La Serie A di quest’anno sta dimostrando di essere uno dei campionati più equilibrati d’Europa. Merito delle tante squadre che si sono rafforzate nel corso dell’ultima campagna acquisti e che ora si danno battaglia in campo. C’è qualcosa che è cambiato rispetto agli ultimi anni in Italia. La presenza di tanti giovani dall’enorme potenziale e sui quali le big hanno messo gli occhi. Conosciamoli insieme.

Dejan Kulusevski

Il primo non può essere che lui, Dejan Kulusevski. Lo svedese dalle grandi doti tecniche e balistiche che può condurre la Juventus, come confermato dagli esperti di NetBet scommesse online, alla conquista del decimo scudetto consecutivo. Dejan Kulusevski era arrivato a Parma, dall’Atalanta, con la fama del campioncino della Primavera, dove l’anno prima aveva fatto le fiamme.

Solitamente il passaggio tra queste due realtà richiede un tempo più o meno lungo di adattamento, ma per Kulusevski non è andata per niente così.

Appena arrivato in Serie A sembrava stare lì, tra i grandi, da sempre.

Nel giro di poche settimane abbiamo scoperto un giocatore che non è solo fresco e intenso come i suoi vent’anni possono far sperare, ma che può manipolare il gioco con il pallone tra i piedi, vedere traccianti in verticale che altri non vedono, servire assist e fare gol.

Occupando la fascia destra del Parma, ma influenzando il gioco in maniera più profonda, Kulusevski si è meritato la chiamata della Juventus già a gennaio, che per il suo cartellino ha investito 35 milioni più bonus. 

Rafael Leao

Tra le sorprese più interessanti di questo inizio campionato c’è senza dubbio Rafael Leao.

L’ex Lille è stato chiamato a sostituire Rebic e si è dimostrato uno dei migliori del suo Milan capolista. Merito della sua velocità con cui può fare strappi di anche 60 metri in qualsiasi momento della partita, partendo da qualsiasi punto del campo; ma anche un istinto in area di rigore, nella coordinazione, clamoroso.

Leao in campo sembra poter fare più o meno tutto, e forse per questo è anche pigro, poco continuo nella partita – il tipo di giocatore che vive di strappi e momenti.

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Fiacco nel gioco spalle alla porta, troppo statico quando è senza il pallone: due problemi che gli complicano la vita da numero 9.

Pioli lo ha usato bene, permettendogli di partire sempre da lontano, con qualcuno davanti a lavorare per lui.

Come Rebic e Calhanoglu anche lui ha beneficiato dell’arrivo di Ibra, che gli libera spazi in cui correre e con cui ha dimostrato di avere una certa intesa. Pioli lo considera un’arma da usare per disordinare le difese avversarie, oppure da usare contro determinati avversari.

I suoi numeri non sono eccezionali ma sicuramente interessanti. Leao è quel tipo di attaccante da cui ci si aspetta che possa spaccare il mondo ogni volta che ha il pallone, ma che poi finisce per accontentarsi del fugace e dell’estemporaneo.

Giacomo Raspadori

Tra le new entry con maggior talento c’è Giacomo Raspadori.

De Zerbi ha iniziato ad utilizzarlo costantemente dopo averlo lanciato lo scorso anno. Da anni si parla delle sue prodezze nel settore giovanile, sempre con un velo di perplessità legato al suo fisico teoricamente inadeguato al calcio contemporaneo.

Le prime partite da professionista, anche contro avversarie di livello, ci hanno detto che Raspadori anche fisicamente può stare in Serie A.

La sua rapidità crea problemi alle difese, e nei duelli corpo a corpo ha saputo resistere anche a difensori fisici come Acerbi.

Il suo corpo resta comunque abbastanza centrale nella definizione del suo gioco, nei suoi pregi e difetti. Una grande reattività negli spazi stretti, una fulminea preparazione al tiro, movimenti interessanti sia da prima punta che fra i trequartisti offensivi.

Raspadori però è un finalizzatore e il giudizio su di lui può anche essere ridotto brutalmente al numero di gol che riuscirà a segnare in questa stagione, dove partirà alle spalle di Caputo con l’ambizione di accumulare più minuti.

Dice di ispirarsi al “Kun” Aguero, un altro finalizzatore brevilineo, e il suo gioco sembra sposarsi bene col raffinato gioco di posizione di De Zerbi.

Riccardo Sottil

Chiudiamo con un figlio d’arte: Riccardo Sottil. Al suo esordio aveva già impressionato.

Con il passaggio al Cagliari, Sottil dovrebbe trovare più spazio. Nel 4-3-3 di Di Francesco il suo ruolo è quello di esterno destro, ruolo che interpreta in maniera molto diretta, amando puntare l’uomo e saltarlo in velocità o grazie a una buona tecnica nel dribbling.

Il nuovo allenatore del Cagliari chiede ai suoi esterni un lavoro molto specifico e forse per Sottil servirà un po’ di adattamento, come ipotizzato anche da Di Francesco.

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