Recensioni negative? Attenzione quando scrivete: ecco cosa è accaduto

Molti pensano, ormai, che i social network sono la rovina di molte persone. Può capitare di avere guai anche per una recensione negativa. Leggete qui cosa è accaduto a un “recensore” esperto, uno di quelli di spara sentenze ed emette giudizi ritenendosi il migliore di tutti.

Un uomo di Monza, neppure ragazzino (ha 64anni), attraverso una recensione pubblicata su Tripadvisor ha espresso giudizi fortemente negativi nei confronti di una osteria dove aveva mangiato.

Ecco come sono andati i fatti raccontati da “Il resto del Carlino”.

Pesaro – Un linguaggio forbito, da recensore espertissimo di cucina e locali. Una tastiera che infilza come uno spiedino quella ‘povera’ osteria di Pesaro («pessima trattoria attira turisti») che aveva avuto la sfortuna di ospitarlo come cliente, nel maggio scorso. E quel titolo, poi, che stilettata: «Deludente miscellanea di maleducazione e dozzinalità». Eh no. Troppo. Quando i quattro soci titolari della Guercia, l’osteria secolare del centro di Pesaro, hanno letto quella recensione su TripAdvisor, hanno deciso che si era arrivati alla frutta. Della sopportazione. Hanno preso il telefono, chiamato l’avvocato e gli hanno chiesto: «Ci sono gli estremi per la diffamazione, tu che dici?». L’avvocato ha annuito, solidale. 

E così, un monzese 64enne colto e dal palato fino, che in piena trasparenza aveva firmato con nome e cognome quelle 25 eleganti righe al vetriolo, si è trovato poco dopo destinatario di una richiesta di rinvio a giudizio di un pm della procura di Pesaro: diffamazione aggravata. Perché in effetti il cliente non era andato giù leggero nel descrivere la cena nell’osteria in questione. Ecco brevissimi ‘assaggi’. L’antipasto: «Il mio intento è di avvisare circa il pessimo cibo che si consuma in questo locale». Bevande: «Il vino, particolarmente acido e imbevibile, un vergognoso liquido». Va beh, e i crostini? «Indecorosi per la scarsissima qualità degli ingredienti». Ci rifacciamo col primo? Macchè: «Le tagliatelle condite con un ragù ricondizionato («rigenerato perché precedentemente deteriorato», traduce l’avvocato dell’osteria)». E il secondo? Quasi da intossicazione: «Il baccalà reso piccante da spezie aventi l’ingrato compito di dare un sapore a un pesce che lo aveva totalmente perso, probabilmente nella lunga permanenza nella cucina della Guercia». 

«Oh, ci avesse detto – fa notare Angelo Galdenzi, uno dei 4 soci titolari della Guercia, quello che ha firmato la denuncia – ‘dovete migliorarvi, pensavo di trovare altri piatti ecc…’, avremmo sopportato, ci mancherebbe. Ma questa recensione era cattiveria pura. E diceva cose non vere: come fai a scrivere che serviamo un ‘liquido vergognoso’ al posto del vino? Certo, se mi prendi il vino sfuso, non è il Brunello. E i crostini: noi per gli affettati ci serviamo da un fornitore che li fa talmente al naturale da conservarli solo con sale e pepe, mi arriva questo e mi dice che sono fatti ‘con scarsissima qualità degli ingredienti…’». 

Come è andata a finire? Che quella cena, al signore, gli è andata di traverso due volte. Perché «quando ha capito – dice l’avvocato Matteo Serafini, del foro di Pesaro, che tutelava l’osteria – che le nostre accuse erano fondate, tramite il suo legale ci ha chiesto di rimettere la querela, offrendoci una somma risarcitoria….». Vero che in parte il danno era fatto, perchè l’osteria in quei giorni era scesa di netto sulle classifiche di TripAdvisor. Ma la recensione è stata tolta. L’osteria si è ripresa. E il signore ha transato, risarcendo il locale con 1200 euro. Querela ritirata, vero. Ma che acidità di stomaco. 

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