Prestiti personali: guida alla scelta in quattro punti

I prestiti personali sono degli innesti di liquidità che servono a far fronte a dei momenti di difficoltà finanziaria o a spese impreviste. Questi finanziamenti sono d’aiuto solo se vengono scelti con oculatezza. Nel confrontare i vari prestiti offerti da banche o finanziarie, è necessario valutarne la tipologia, i requisiti per richiederlo, il costo e le caratteristiche.

1. Tipologia di prestiti personali: finalizzati o credito al consumo
I prestiti personali finalizzati sono quelli detti anche ”di scopo” perché vengono erogati per l’acquisto di un bene o di un servizio specifico. Essi sono concessi al richiedente che però non coincide sempre con il beneficiario, essendo quest’ultimo il fornitore del bene o del servizio per il cui acquisto è stato prestato il capitale. Anche nel caso in cui la somma richiesta a prestito venga accreditata sul conto del richiedente, questi deve documentarne l’utilizzo che è contrattualmente determinato. Non sono finalizzati quei prestiti che vengono definiti ”credito al consumo” e la cui peculiarità è di dar libera disposizione della somma finanziata. Il richiedente, che è anche il beneficiario del prestito, può quindi usare il denaro ricevuto come meglio crede, essendo egli solamente vincolato dagli obblighi contrattuali di regolare restituzione del capitale ricevuto, maggiorato dagli interessi.

2. Requisiti per richiedere un prestito personale
Banche e società finanziarie tendono a proporre dei prodotti sempre più personalizzati in base alle diverse caratteristiche della clientela. Per esempio, vi sono prestiti dedicati agli under 40 o solo ai pensionati, rivolti esclusivamente ai lavoratori dipendenti oppure a chi esercita una libera professione. Nel valutare un prestito personale, non basta considerarne le condizioni economiche ma anche i requisiti per richiederlo. In generale, va tenuto presente che:
– non vengono concessi prestiti personali a chi, alla fine del piano di ammortamento degli stessi, ha più di 80/85 anni di età;
– è sempre necessario dimostrare la percezione in via continuativa di un reddito o, in alternativa, prestare idonea garanzia reale o personale;
– i prestiti che vengono concessi anche ai c.d. ”cattivi pagatori” (coloro che sono stati segnalati al CRIF o che sono iscritti nel registro dei protestati) risultano quasi sempre costosi e necessitano di garanzie ”forti”.

3. Il TAN e il TAEG del prestito
Passando a valutare l’aspetto economico di un prestito, ci si imbatte in primis nel TAN (“tasso annuo nominale”). Quest’indicatore rappresenta il costo del denaro prestato ed è composto dal tasso d’interesse di riferimento per l’operazione (solitamente, si tratta del tasso Euribor) maggiorato di uno spread. Tale ultima componente varia da banca a banca ed in base al rating di affidabilità creditizia del richiedente.
Per la sua composizione, il TAN non rappresenta il costo complessivo del prestito e spesso risulta pari a zero, a seguito della politica di quantitative easing adottata dalla BCE.
Il TAEG (“tasso annuo effettivo globale”) è un indice più rappresentativo del TAN perché, oltre a comprendere quest’ultimo, è composto da quasi tutte le voci di spesa connesse all’operazione di prestito. Nel TAEG, ad esempio, sono incluse tutte le commissioni bancarie, le spese di istruttoria della richiesta di finanziamento e quelle di tenuta conto. Restano invece escluse dal TAEG le imposte (di bollo e sostitutiva dell’IRPEF) e, a volte, le polizze assicurative a sottoscrizione obbligatoria, ove richieste. Per chi volesse consigliamo di vedere la pagina dove Qualeconviene spiega come trovare il miglior prestito.

4. Clausole e opzioni
Leggere bene tutte le clausole contrattuali è una regola aurea da mettere in pratica sempre, in particolare per i prestiti e, più precisamente, per quanto riguarda le penali per l’estinzione anticipata degli stessi. Inoltre, può essere utile valutare prodotti finanziari che consentano di esercitare le opzioni di:
– modifica dell’importo della rata;
– salto del rimborso di una o più rate;
– ricaricabilità del prestito.

La prima opzione dà la possibilità al richiedente di ricalibrare l’importo della rata mensile di rimborso in base alla sua capacità di spesa, ed è concessa dopo il rientro di un numero minimo di mensilità fissato dal finanziatore. Con il salto rata se ne può rinviare il rimborso alla fine del periodo di ammortamento del prestito, sempre dopo aver pagato un tot prestabilito di mensilità. La “ricarica” del prestito, se contrattualmente prevista, consente al beneficiario di richiedere ulteriore liquidità senza effettuare una nuova richiesta ma operando sul finanziamento in corso.

Salvatore Bruno

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