Partita IVA: cos’è, come funziona e come si legge

C’è uno strumento che permette a coloro i quali esercitino la libera professione, abbiano avviato una nuova azienda o svolgano un lavoro autonomo di operare sul territorio italiano e dichiarare i propri incassi in modo del tutto legale.

Stiamo parlando della partita IVA, che da un punto di vista prettamente tecnico è un semplicissimo insieme di numeri. Il relativo codice si compone in tutto di 11 cifre, che consentono di identificare il lavoratore autonomo e il libero professionista così come anche il titolare della nuova impresa.

Ma come sono articolati i numeri che compongono questo importante codice?

Ci sono le prime sette cifre che consentono di individuare il titolare dell’attività in modo univoco (viene identificata la persona, sia essa fisica o giuridica); altre tre cifre si riferiscono poi al codice identificativo dell’Agenzia delle Entrate; una cifra finale ha infine una funzione puramente di controllo.

Attraverso la partita IVA sia l’imprenditore che il professionista possono dichiarare i propri guadagni, versare contributi allo Stato e pagare imposte. Aprire un conto corrente per partita IVA è perciò fondamentale per gestire al meglio e in maniera semplice i flussi di denaro, separando le personali finanze da quelle di lavoro.

Tra le varie realtà tra cui scegliere c’è Qonto, il conto 100% digitale votato al supporto di professionisti, PMI e start up, che offre strumenti utili all’ottimizzazione di tempi e risorse. 

Cos’è l’IVA, imposta sul valore aggiunto

Per capire bene cosa sia la partita IVA sarà utile innanzitutto fare qualche premessa sul significato di IVA, ovvero l’acronimo di Imposta sul valore aggiunto. Si tratta di una tassa che va ad aggiungersi, secondo una percentuale variabile, al valore iniziale di un servizio o prodotto offerto.

A pagare l’IVA è a tutti gli effetti il cliente, cioè il consumatore finale (vi è infatti una maggiorazione, sempre specificata, rispetto al prezzo base di vendita di un prodotto o servizio).

E’ infatti possibile sia per i produttori che per i distributori andare a detrarre tale percentuale dai costi relativi all’acquisto delle materie prime. Si provvede dunque al versamento dell’IVA su qualsiasi prestazione fornita o bene e oggetto offerto al cliente.

A seconda della categoria, si potrà avere un’imposta minima al 4% (beni di prima necessità, stampa, alimenti…) oppure ridotta al 10% (ristorazione, turismo…) o ancora ordinaria al 22% per le restanti categorie.

E’ ovvio che non tutti i lavoratori siano in possesso di una partita IVA, tramite la quale, come detto, vengono identificate sia l’attività che la persona che ne è titolare tramite un diretto collegamento tra previdenza sociale e fisco.

Se ad esempio si lavora come impiegati in un’impresa, un ente pubblico o nell’ambito di un’associazione quello che si percepisce è uno stipendio che viene già decurtato di tasse e contributi (non è quindi necessario dichiarare proventi).

Le cose cambiano nel caso in cui invece l’attività di lavoro venga svolta in via autonoma, continua e abituale: in tal caso sarà necessario provvedere all’apertura della partita IVA.

Pierluigi Vergineo

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