L’attacco di panico è una esperienza di morte

Mio padre, il professore Giovanni Vergineo, in un suo saggio   “L’eredità primordiale e la morte violenta” a proposito degli attacchi panico  scriveva : “ L’esperienza di una crisi di pavor (“paura”) è l’esperienza estrema dell’impotenza umana di fronte alla morte.  E’ il punto in cui l’individuo, anche se difeso da strutture economiche e sociali evolute, si sente veramente povero, nudo, solo, in preda alla violenza di forze irrazionali, incontrollabili, che vanifica ogni suo potere di controllo della realtà. Il suo cuore cede all’assalto della paura, un mostro che erompe come da un abisso infernale. Si fa querulo e vile. Finalmente si rende conto di non avere in sé la ragione del suo essere, ma in qualcosa che eccede il suo arbitrio, in un mistero dal quale dipende inesorabilmente. Il problema è allora di come ripararsi da questa potenza occulta che è inaccessibile ad antidoti razionali” .

L’attacco di panico è una esperienza di morte. Chi vive questa crisi è certo di essere in procinto di morire. Chiede aiuto, trema, suda, ha paura, è paralizzato dal terrore. Dal punto di vista psicanalitico il DAP (disturbo da attacco di panico) è l’emersione di paure inconsce. Il paziente è preda dell’angoscia di morte. In genere si tratta di persone giovani vittime di esperienze traumatiche infantili oppure di over-stress. Una guerra, una catastrofe naturale, un terremoto con i loro cadaveri sparsi e abbandonati all’oltraggio degli animali,  possono determinare in noi l’emersione di quel mostro che è l’idea di morte.

L’uomo è l’unico essere consapevole di dover morire. Per alcuni teologi, la consapevolezza della fine dell’uomo è  associabile al concetto di peccato originale. L’arroganza della sapienza umana è schiacciata  dall’esperienza della morte. Dal punto di vista antropologico  solo la liturgia religiosa, il rito della preghiera, il sacro, il gesto rituale del sacerdote, hanno o la forza di condizionare l’animo umano  e attenuare l’angoscia di morte.

Ovviamente oggi sono a nostra disposizione farmaci serotoninergici in grado di contenere efficacemente le crisi di panico.  Per noi psichiatri è molto semplice prescrivere questo tipo di terapia. La neurofisiologia conosce abbastanza bene i meccanismi nervosi in grado di determinare un attacco. Famoso l’esperimento di Del Gado che applicò nel cranio di un toro un antenna  che raggiungeva attraverso sottilissimi fili l’amigdala. Con un semplice telecomando una bestia feroce  si  trasformava attraverso un  impulso elettrico  in un povero animale spaventato e terrorizzato che fuggiva via  senza alcun motivo.

Ovviamente non è sufficiente la compressa prescritta. Bisogna andare oltre. Nel caso descritto di seguito si tratta di una donna separata che dopo aver perso la famiglia, il lavoro, la salute  improvvisamente viene pervasa da una angoscia incontenibile. Purtroppo come spesso capita nei sofferenti per DAP , l’alcol rappresenta un tentativo per contenere le crisi. Ovviamente, dopo un iniziale beneficio l’etilismo complica ed aggrava la patologia.  Solo la presa di coscienza della propria condizione esistenziale, solo la consapevolezza della  fragilità umana e dei nostri conflitti, solo facendo luce sul vissuto rimosso è possibile creare quell’equilibrio che è il frutto di una crescita umana e spirituale.

Pierluigi Vergineo

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