Bambini dimenticati: “Storie di ordinaria follia”

Come spiegare un padre che dimentica il figlio in auto destinandolo ad una fine atroce ?  Una madre che lascia una bambina disperata nell’abitacolo dell’autovettura per andare in discoteca? 

Direbbe Bukowski, il famoso scrittore americano la cui vita fu distrutta dall’alcol e dal gioco,  “Storie di ordinaria follia”. 

Freud  in “Psicopatologia della vita quotidiana “ per dare un senso ai lapsus, alle dimenticanze, agli errori che quotidianamente compiamo parla di meccanismi automatici di “rimozione”.  Il padre della psicanalisi chiarisce che proprio attraverso lapsus e gesti involontari il nostro inconscio esprime le sue inclinazioni ed i suoi orientamenti. Ernest Jones nella “Vita e opere di Freud” ricorda una lettera del suo maestro a Jung  nella quale scriveva “caro amico hai dimenticato i  guanti  a casa mia. Come sai in psicanalisi ciò significa che vuoi ritornare”.

Da tempo sappiamo che la mente umana presenta improvvisi black-out, buchi neri della psiche.   I neurologi spiegano che l’attenzione e la concentrazione richiedono una enorme energia psichica. La corteccia cerebrale non  arriva ad un centimetro ed ha difficoltà ad elaborare risposte alle migliaia di informazioni e dati che riceviamo. Per ridurre la fatica l’uomo tende a funzionare per automatismi motori di tipo seminvolontario.  Quando ripetiamo gli stessi gesti per migliaia di volte  questi diventano schematismi neuromotori automatici. Guidare la macchina, trovare la strada  per andare al lavoro, salire le scale non richiedono attenzione e concentrazione.   Se la presenza di un bambino cambia questa routine accade che il nostro cervello avendo “attivato il pilota automatico del sub-conscio” dimentica di accompagnare il piccolo all’asilo.  Si chiama  “esclusione selettiva”.

Uno psichiatra parlerebbe invece di “amnesia da over-stress”. Quando la nostra vita  è piena di impegni, quando lo stress e la tensione psichica superano i livelli fisiologici di tolleranza ci difendiamo dimenticando ciò che in quel momento ci appare meno importante. Gli psichiatri sottolineano che in queste dimenticanze non c’è nulla di intenzionale o peggio di crudele o malvagio.  Non si tratta di una vera patologia ma di un sintomo, di un campanello di allarme che ci impone di cambiare stile di vita. 

Gli psicanalisti  chiarirebbero che si tratta di  una “rimozione” che rappresenta il più semplice dei meccanismi di difesa dell’Io per allontanare dalla coscienza eventi e pensieri angoscianti.  Senza la rimozione il nostro cuore e la nostra anima, sarebbero impregnati di rancori, risentimenti, rabbia, paure, preoccupazioni. Il problema è che la rimozione è disfunzionale in quanto gli  eventi sono spostati nell’inconscio. Come dice Freud il “rimosso ritorna”  e quando “riemerge” le “emozioni negative” hanno il sopravvento. La mente va in cortocircuito, le energie collassano e cado in depressione oppure inizio a delirare.

Ovviamente la tragedia dei bimbi dimenticati non può avere una spiegazione. Ogni evento va interpretato caso per caso a secondo del contesto. Certamente provo una pena immensa non solo per le vittime ma anche per i responsabili. Vorrei dir loro che il nostro cervello è lievemente differente da quello di una scimmia ed è lo stesso di quello di un ominide di un milione di anni fa. Negli ultimi 300.000 anni questa palla di grasso (l’encefalo al 90% è costituito di grassi)  ha elaborato il pensiero, la coscienza (cogito ergo sum), la parola e la scrittura. Esistono a livello della corteccia diversi centri come quelli di Broca e Wernicke che hanno richiesto centinaia di migliaia di anni per formarsi. Adesso  che la complessità dell’esistenza ha raggiunto limiti “intollerabili”  per un software così primitivo come il nostro penso che dobbiamo “fermarci”  per rielaborare nuovi stili di vita. I recenti fatti di cronaca, le follie improvvise, i gesti estremi, i suicidi  e gli omicidi  ci devono spingere a riflettere sulla complessità del mondo di oggi.

Ha ragione Freud quando dice “l’uomo è un estraneo a casa sua”.

Pierluigi Vergineo

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