Solofra: Depurazione, transizione fra le polemiche

Solofra: Depurazione, transizione fra le polemiche
La transizione dalla vecchia alla nuova gestione del ciclo depurativo a Solofra continua ad essere accompagnato da strascichi polemici. Nel pomeriggio di ieri presso la sede della Provincia di Avellino c’è stato l’incontro per la transizione dell’impianto di Solofra-Mercato San severino alla Regione…

Solofra: Depurazione, transizione fra le polemiche

La transizione dalla vecchia alla nuova gestione del ciclo depurativo a Solofra continua ad essere accompagnato da strascichi polemici. Nel pomeriggio di ieri presso la sede della Provincia di Avellino c’è stato l’incontro per la transizione dell’impianto di Solofra-Mercato San severino alla Regione Campania. Un passaggio obbligato, e quasi annunciato, legato alla chiusura dell’esperienza commissariale del generale Jucci. La notizia vera però arriva dal fronte sindacale e lavorativo. Dagli inizi di ottobre i dipendenti dell’impianto di depurazione di Solofra, e solo quelli solofrani nonostante l’impianto sia considerato un tutt’uno con la struttura di Mercato San Severino, hanno avviato un periodo di cassa integrazione a rotazione. In realtà la rotazione anziché riguardare tutti e quarantuno i dipendenti della struttura solofrana ne ha toccati solo ventuno e nemmeno per un periodo omogeneo visto che alcuni hanno fatto quindici giorni, altri un mese altri ancora un mese e mezzo di cassa-integrazione con differenti ricadute dal punto di vista del trattamento retributivo. Il colpo più duro però i lavoratori toccati dalla cassa integrazione lo hanno ricevuto nelle giornate di martedì e mercoledì. Invitati dall’azienda e quindi dal Commissariato di Governo e quindi da una emanazione della Stato a raggiungere il centro per l’impiego di Avellino per prendere parte ad un percorso di formazione si sono trovati di fronte a ben altro. Presso la struttura di via Pescatori ad Avellino ai ventuno lavoratori interessati dall’accesso all’ammortizzatore sociale è stato chiesto di firmare un “patto di servizio” pena la perdita dei “benefici” della cassa-integrazione guadagni. Un aut aut che i lavoratori hanno rigettato.

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