Continuano le attese in barella dei malati al Pronto Soccorso del “Moscati” di Avellino.
È ora di dire basta alla liturgia delle bugie e allo scaricabarile delle responsabilità.
Dopo anni di tagli folli, è urgente un nuovo Piano Ospedaliero, con un aumento reale dei posti letto in rapporto agli abitanti. Vanno potenziati gli ospedali di prossimità, quelli del territorio, capaci di garantire una sanità immediata, articolata su più livelli e con una funzione di filtro per le grandi strutture.
In Campania, e nelle aree interne in particolare, la gente si cura di meno e l’aspettativa di vita sta diminuendo. È un fatto, non un’opinione.
Nel tempo il Sistema Sanitario Nazionale e i piani regionali hanno stravolto la geografia dell’assistenza: assetti, gestione, percorsi di emergenza-urgenza sono stati modificati spesso tradendo i principi ispiratori della riforma sanitaria, con scelte ondivaghe e contraddittorie, lontane dalla letteratura scientifica sull’acuzie e dalla realtà dei territori.
Si è trasformato il SSN da sistema di cura e assistenza a macchina ragionieristica, dove la persona non è più al centro. La salute è stata trattata come una voce di bilancio, come se la vita umana potesse essere valutata come un prodotto commerciale.
La dirigenza viene premiata non per la qualità dell’assistenza, ma per i risparmi ottenuti, spesso attraverso tagli ai servizi, con il risultato sotto gli occhi di tutti: stop alla crescita dell’aspettativa di vita e, in alcuni casi, vera e propria regressione.
Ci si cura meno, si sopporta il dolore, si rinuncia alle cure.
I piccoli ospedali di zona, quelli di montagna e di periferia, che dovevano fungere da filtro ai grandi ospedali, sono stati chiusi o svuotati. Così si è creato un nuovo centralismo sanitario che ha mortificato territori già penalizzati, favorendo spopolamento ed emigrazione.
In Alta Irpinia si è arrivati alla soppressione dell’ospedale di Bisaccia e al progressivo declino del “Criscuoli-Frieri” di Sant’Angelo dei Lombardi.
Scelte che non hanno prodotto veri risparmi, ma hanno peggiorato drasticamente la qualità della vita.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: ambulanze che corrono verso Avellino, pronto soccorso intasati, pazienti che restano anche 5 o 6 giorni in barella, in attesa di un posto letto, tra una flebo e una preghiera.
Quando giornalisti o familiari documentano questa realtà, diventano “nemici”. Si preferisce nascondere la testa sotto la sabbia. Intanto pazienti e operatori sanitari – soprattutto infermieri, insufficienti e stremati – subiscono pressioni, aggressioni e frustrazione.
L’Italia, e la Campania in particolare, hanno oggi un numero di posti letto per abitanti paragonabile a quello della Bulgaria, mentre in Europa la media è due o tre volte superiore, e in Francia addirittura oltre cinque volte maggiore.
Forse potenziare la rete periferica e riaprire e rafforzare gli ospedali di prossimità può essere una risposta concreta.
Forse non è un peccato mortale rivedere scelte sbagliate.
Il vero peccato mortale è perseverare nell’errore.
Tony Lucido
Presidente Pro Loco
Sant’Angelo dei Lombardi



