Carmine Grasso è il candidato sindaco del Campo largo ad Ariano Irpino, una coalizione che si presenta come alternativa politica e amministrativa al centrodestra e alle liste civiche. La sua candidatura è stata indicata nelle scorse settimane come punto di sintesi del centrosinistra arianese, in una fase politica segnata dal confronto con il sindaco uscente Enrico Franza e dalla ridefinizione degli equilibri locali.
Nell’intervista, Grasso prova a tenere insieme alleanze istituzionali, infrastrutture, sanità, giovani, contrade e centro storico. Il filo conduttore è l’idea di una città che non debba più muoversi da sola, ma rientrare in una rete più ampia, capace di intercettare risorse e occasioni di sviluppo.
Perché il Campo largo ad Ariano Irpino ha un valore politico e strategico?
«Il valore del Campo largo ad Ariano è sia politico che strategico, perché rappresentiamo l’unica alternativa coerente e solida in grado di garantire alla città una vera sinergia interistituzionale. Oggi la Provincia di Avellino è di centrosinistra e la Regione Campania è governata dalla stessa area politica. La coalizione che sostiene la mia candidatura è la stessa che si candida a guidare il Paese alle prossime elezioni politiche. Questo può diventare un vantaggio concreto per la città».

Qual è, secondo lei, la differenza con gli altri candidati?
«La differenza con i miei avversari è netta. Chi è passato da sinistra a destra ha perso un capitale importante di credibilità, fiducia e interlocuzione con chi oggi governa il territorio. Chi invece si presenta come “solo civico”, senza partiti e senza simboli alle spalle, rischia di condannare Ariano all’isolamento. La città non può permettersi di essere un’isola. Ha bisogno di un ponte solido con le istituzioni superiori per tornare protagonista».
La Stazione Hirpinia è uno dei temi più importanti per il futuro dell’area. Qual è la vostra proposta?
«La Stazione Hirpinia deve diventare un hub intermodale per viaggiatori e merci. La nostra amministrazione aprirà subito un tavolo di confronto serrato con Trenitalia e Regione Campania. Non ci accontentiamo dell’infrastruttura in sé. Vogliamo sapere con esattezza quanti treni viaggiatori, pari e dispari, si fermeranno e quanti binari dedicati alle merci verranno realizzati».
Non basta dunque la stazione. Servono collegamenti e opere di supporto?
«Esatto. Per capitalizzare questa opportunità c’è un’opera di cui si parla poco, ma che noi riteniamo cruciale: la fondovalle Cervaro. Questa arteria partirà dallo scalo di Savignano Irpino, sfruttando il percorso dei binari che verranno smantellati, per raggiungere rapidamente la stazione di Giardinetto. In questo modo si accorcerebbero enormemente i percorsi, con un grande risparmio economico».
C’è anche il nodo di Cardito. Come intendete affrontarlo?
«Risolveremo l’imbuto di Cardito, ma lo faremo proponendo una variante all’Accordo di Programma Quadro per la Manna Tre Torri-Camporeale. Quello è ormai un progetto vecchio, redatto anni fa con cartografie approssimative. Noi vogliamo aggiornarlo con le tecnologie attuali. Parallelamente interagiremo con i Comuni limitrofi per ottenere il secondo casello autostradale sulla A16, all’altezza di Flumeri, così da convogliare i mezzi pesanti direttamente verso la stazione».
Lei parla spesso di Patto intergenerazionale. Che cosa significa concretamente per Ariano?
«La nostra visione si fonda su un Patto intergenerazionale concreto: una città che onora chi ha costruito il nostro passato e offre certezze a chi deve scriverne il futuro. Non vogliamo una città museo, ma una città viva, dove le generazioni si incontrano e si sostengono».
Quali sono le prime misure per i giovani?
«Per i giovani questo patto si traduce in opportunità. Il Quartiere degli Artisti alle Ruagnare non sarà solo un recupero urbanistico, ma uno spazio di coworking e artigianato digitale dove i giovani talenti potranno avviare imprese. Lo sport sarà il nostro presidio sociale. Vogliamo trasformare Ariano nel Polo Sportivo d’Irpinia, perché lo sport è salute, ma anche prevenzione della devianza. Un ragazzo di Ariano deve avere la scelta di restare, non l’obbligo di scappare».

E per anziani e famiglie?
«Per gli anziani e le famiglie il Patto si riflette in una sanità d’eccellenza. La nostra battaglia per la radioterapia pubblica non è solo tecnica, è un atto di civiltà. Significa permettere ai nostri nonni e ai nostri cari di curarsi dignitosamente a casa propria, senza viaggi della speranza».
Contrade e centro storico sono spesso raccontati come due problemi separati. Per lei sono invece parte della stessa visione?
«Assolutamente sì. Contrade e centro rappresentano una visione che unisce il territorio. Portare gas, fognature e acqua nelle contrade significa dare dignità alle famiglie che presidiano la nostra terra. Rilanciare il Centro storico come Centro commerciale naturale significa creare un luogo di incontro intergenerazionale, dove il commercio di qualità torna a essere il cuore pulsante della socialità».
Quale sarebbe il primo segnale concreto di una sua amministrazione?
«Daremo subito un segnale di cura e di futuro. Da un lato, l’intervento immediato sulla rete idrica, con vasche di riserva e manutenzione, perché l’acqua è un diritto primario che non può mancare in una città moderna. Dall’altro, l’istituzione di un Ufficio Europa/Innovation Hub che supporti giovani e imprese nell’accesso ai fondi diretti. Il Patto intergenerazionale parte dalla capacità di intercettare risorse per creare lavoro e sviluppo reale».







