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E’ un quadro in chiaro-scuro quello che viene fuori dall’ultimo rapporto Svimez. Le previsioni per il Mezzogiorno sono di una crescita dello 0,4% contro un più 0,6% per il Centro-Nord. Ma a preoccupare è soprattutto la perdita di posti di lavoro qualificati, la diffusione della povertà e la fuga dei giovani e dei laureati. Nel 2015 il Pil nel Mezzogiorno è cresciuto dell’1%, recuperando in parte la caduta dell’anno precedente (meno 1,2%) e superando dello 0,3% la media italiana. I settori che ti… |
E’ un quadro in chiaro-scuro quello che viene fuori dall’ultimo rapporto Svimez. Le previsioni per il Mezzogiorno sono di una crescita dello 0,4% contro un più 0,6% per il Centro-Nord. Ma a preoccupare è soprattutto la perdita di posti di lavoro qualificati, la diffusione della povertà e la fuga dei giovani e dei laureati. Nel 2015 il Pil nel Mezzogiorno è cresciuto dell’1%, recuperando in parte la caduta dell’anno precedente (meno 1,2%) e superando dello 0,3% la media italiana. I settori che tirano al Sud sono l’agricoltura (nel 2015 il valore aggiunto ha compiuto un deciso balzo, più 7,3%) e i servizi, il turismo in particolar modo. A beneficiare del buon andamento del 2015 anche il Pil pro capite, che è cresciuto dell’1,1% contro lo 0,6% del resto del Paese. Ma le differenze con il resto del Paese rimangono ancora abnormi: tra il Trentino Alto Adige, la regione più ricca d’Italia, e la Calabria, la più povera, ammonta a quasi 21.000 euro. A favorire l’inversione del Pil è stata la crescita dei consumi: il 2015 si conferma un anno di svolta con un un aumento dello 0,3% che era stato preceduto nel 2014 da un calo dello 0,6%. Però l’incremento del Centro-Nord è stato dello 0,8%, perché al Sud è stata molto più forte la necessità di ricostruire le scorte monetarie, falcidiate dalla crisi. Si è speso di meno in tutto, dai consumi alimentari al vestiario (la forbice più ampia) alla cultura. Anche gli investimenti nel 2015 sono tornati a crescere, e con un tasso dello 0,8%. Una tendenza che però non incoraggiata rischia di fermarsi, e soprattutto non ancora sufficiente a recuperare tutto quello che si è perduto negli anni della recessione, il 41,1% contro il 26,7% della media italiana. L’occupazione cresce, ma è molto legata alla decontribuzione, e ne segue l’andamento: dopo il boom del 2015, nel 2016 si registra un deciso rallentamento. Aumenta finalmente nel 2016 anche l’occupazione giovanile, più 3,9%, rispetto a una media nazionale del 2,8%, ma perdono peso le occupazioni più qualificate. Mentre estremamente qualificati sono la maggior parte dei 653.000 in fuga dal Mezzogiorno (saldo negativo tra il 2002 e il 2014): 478.000 sono giovani, tra loro 133.000 sono laureati, la maggior parte sono donne. E nel 2015 il numero dei nati al Sud raggiunge il livello più basso dall’Unità d’Italia. Nonostante la ripresa, nel 2015 10 meridionali su 100 risultano in condizioni di povertà assoluta, contro poco più di 6 nel Centro-Nord. Il rischio di cadere in povertà è triplo al Sud rispetto al resto del Paese, e in Sicilia e in Campania sfiora il 40%.








