Precari, Valentino: “Sabato tutti in piazza”

“Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese”… Non è solo il titolo di un libro. E’ una storia vera. Come quella di Paolo, Luisa, Francesco, Maria, Domenico, Armando, Giovanni. Un elenco lunghissimo, solo qui in Irpinia 20.000. Ragazze, ragazzi, uomini e donne, soprattutto meridionali, sempre più precari o addirittura disoccupati. Lo dice in una nota Maria Grazia Valentino, componente dell’Assemblea Nazionale di SEL. “Lavoratori interinali, lavoratori somministrati, lavoratori a progetto e a chiamata, stagisti, flessibili e invisibili nel cosiddetto nuovo mondo del lavoro – aggiunge – sono gli effetti collaterali di questa modernizzazione senza modernità, di questa insostenibile flessibilità lavorativa e esistenziale, che sta colpendo ferocemente intere generazioni. Nessuno ci aveva avvertito che il nostro appuntamento con il futuro era spostato all’infinito e che saremmo tutti diventati prima ventenni, poi trentenni, e oggi quarantenni, donne e uomini “in perenne lista d’attesa”. Questa è la realtà. La realtà con cui ci scontriamo e combattiamo ogni giorno. Una realtà che non si conosce e non si vuol conoscere. Perfino i nostri stessi genitori faticano a comprendere le nostre esistenze cariche di ansie, anche se è evidente che stiamo molto peggio di come hanno vissuto loro. Il nostro orizzonte di senso è lo strenuo tentativo giornaliero di non farci ingoiare dalle sabbie mobili di una quotidianità sovrastante. È un orizzonte di sopravvivenza, è vivere da equilibrista in bilico: il miraggio di una busta paga presentabile per accendere un mutuo, il lusso della maternità , una pensione che se mai raggiungeremo sarà da fame. La nostra vita subisce gli effetti di scelte azzardate e scellerate che la politica ha portato avanti negli ultimi vent’anni. Purtroppo non solo la politica delle destre, che continuano a smantellare lavoro e diritti nel nostro Paese, ma anche quella di una certa sinistra, alla perenne ricerca di legittimazione, che non ha esitato in passato a cantare le lodi della precarietà. Non abbiamo diritti, non abbiamo tutele, non abbiamo sicurezze, ma brucia dentro ognuno di noi il desiderio di riprenderci la nostra vita., il nostro presente e il nostro futuro. Per questo ci mobiliteremo il 9 aprile, per non essere più invisibili”.

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