Irpinia in piena crisi: quasi mille attività hanno chiuso bottega

Non succedeva da 17 anni, mai tante imprese cancellate dai registri della Camera di Commercio di Avellino.

Sono state 952 le cessazioni registrate nei primi 90 giorni del nuovo anno. Molto è dipeso dalla crisi esplosa per la sospensione delle attività per il Coronavirus.

Il dato è allarmante ma, purtroppo, rappresenta solo l’inizio perchè si prevede la cancellazione di altre migliaia di attività, nei prossimi mesi.

La Camera di Commercio di Avellino ha fornito il seguente dato:

Oltre trecento imprese in meno in provincia di Avellino nel primo trimestre del 2020 frutto di 618 nuove iscrizioni e 952 cessazioni con un saldo negativo pari a 334 unità che rappresenta uno dei peggiori risultati dal 2003 ad oggi nello stesso periodo dell’anno.

Gli effetti negativi dovuti all’emergenza sanitaria da covid-19 non si sono fatti attendere sulle dinamiche del sistema delle imprese sia a livello nazionale che locale, manifestandosi in particolare sulla flessione del numero di nuove imprese che hanno risentito delle restrizioni imposte dal
governo e dalle istituzioni locali.

In provincia di Avellino infatti se analizziamo il numero delle iscrizioni dei primi tre mesi negli ultimi venti anni troviamo una sola volta una cifra inferiore alla presente annualità mentre il livello delle cessazioni nello stesso periodo è di prassi più alto che in altri periodi dal momento che si
concentrano a fine anno anche per motivi fiscali le richieste di cancellazioni dal Registro delle imprese.

Il confronto degli indicatori a livello territoriale evidenzia per l’Irpinia una situazione anche più preoccupante che in altre zone d’Italia: il tasso di crescita trimestrale in provincia di Avellino è pari a -0,75%, peggiore sia della media nazionale pari a -0,50% che di quella regionale -0,41% che di tutte le altre province campane (Benevento -0,46%; Caserta -0,23%; Napoli -0,34%; Salerno -0,60%) indicando come nel nostro territorio la situazione emergenziale ha provocato in termini relativi effetti ancora più pesanti sul tessuto produttivo frenando la voglia di fare impresa.

Con riferimento all’artigianato l’andamento è anche più critico: nel primo trimestre 2020 il saldo negativo di imprese artigiane in Irpinia è stato pari a -116 unità (frutto di 101 nuove iscrizioni e 217 cessazioni) con un tasso trimestrale negativo di -1,74%: praticamente una flessione di entità
doppia di quella nazionale (-0,84%) e più del doppio di quella della Campania (-0,69%).

Dal punto di vista degli altri settori si confermano tutte le previsioni negative legate all’emergenza sanitaria e alle conseguenti sospensioni delle attività che hanno investito in modo trasversale tutti i comparti economici e che hanno provocato sensibili contrazioni della numerosità imprenditoriale:

in provincia di Avellino la flessione delle attività di alloggio e ristorazione nei primi tre mesi del 2020 è pari a -2,1% (settore con il dato peggiore), per il commercio si registra -1,74% per l’industria manifatturiera -1,72%. Anche l’agricoltura fa segnare un andamento negativo con un tasso di -0,86% frutto di una riduzione di numero di imprese di quasi 100 unità
testimoniando che l’impatto della situazione emergenziale investe anche quei settori che non hanno subito l’interruzione dell’attività ma che scontano tutte le conseguenze negative di una economia in
forte contrazione.

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