Solimine: “Irisbus, Fiat deve capire chi sono gli irpini”

“Tutti i nodi vengono al pettine: è questa l’amara constatazione che la vicenda Fiat IRISBUS sta mettendo a nudo. Se ce ne fosse stato bisogno sono venute fuori esattamente le vere intenzioni del gruppo FIAT-IVECO sulla reale volontà di affrontare la permanenza dell’azienda in questo settore ed in Irpinia in particolare. La Fiat sta dimostrando con cinismo notevole la sua propensione a prevaricare tutti e tutto senza escludere nessuno: politica; sindacato; istituzioni e lavoratori. E’ chiara l’arroganza di chi sa di avere in mano la pistola e che può sparare in ogni momento, tuttavia occorre sapere che in questo momento drammatico per il paese e per il sud questa scelta rappresenta un omicidio industriale premeditato e plurintenzionale”. Così in una lunga nota Giuseppe Solimine, assessore provinciale al Lavoro. Di seguito la restante parte della nota:
“Ho sempre difeso le prerogative aziendali di questo gruppo, ma oggi sono meno convinto della bontà di una azione lineare messa in campo dal managment fiat che avesse l’obiettivo di guardare a questo nostro territorio con simpatia. A noi mancano i tempi della veccia proprietà fiat quando l’ingegnere Agnelli venendo ad Avellino e salutando le istituzioni e soprattutto le maestranze metteva in risalto la grande simpatia ma soprattutto la laboriosità delle maestranze irpine e la volontà a continuare il sodalizio con questa terra. Tempi che furono ma tempi di galantuomini che guardavano con attenzione al profitto ma allo stesso tempo davano al lavoro il giusto peso. Oggi tutto scorre, nulla è come prima e l’arroganza di un sistema industriale ormai inesistente tracima, portandosi dietro tutto, ma proprio tutto: uomini e cose, cuore e sentimenti, bisogni e certezze lasciando sul campo morti e feriti. Svegliati irpinia ci stanno uccidendo con la complicità di soggetti che sono ormai incapaci di difendere le ragioni della dignità del lavoro, lavoro quale segno di libertà e democrazia perché non c’è libertà senza lavoro. Possibile che non si riesca, istituzionalmente parlando, a far capire che è tutto sbagliato per come si stanno affrontando le questioni? La Fiat deve a questo territorio rispetto e non può diventare un soggetto terzo quando fino a ieri e forse ancora oggi ha dettato l’agenda anche su base locale alle politiche strategiche industriali sulle quali indirizzare la propria mission; la fiat ha di fatto monopolizzato le scelte della politica industriale in irpinia, non ha mai lasciato crescere nulla se non secondo le proprie regole; si è presentata sempre con arrogante pregiudizio nei confronti degli imprenditori indigeni; non ha mai fatto crescere nulla se non ciò che faceva comodo al disegno fiat e noi abbiamo condiviso e spesso anche assecondato avendo e ponendo consapevolezza nella forza di un grande gruppo e di una proprietà lungimirante che pur nell’esercizio di una prerogativa tutta economica aveva nelle maestranze un punto di riferimento. Ricordo il primo film sulle condizioni della classe operaia girato sotto la maestria del maestro ETTORE SCOLA “TREVICO TORINO GUERRA NEL FIATNAM”, erano i tempi delle braccia meridionali nel contesto della grande industria torinese, un’emigrazione di persone, di braccia e qualcuno disse anche “carne da macello”,eppure il legame non si è mai trasformato in una posizione anti Fiat da parte del popolo irpino, anzi gli accordi sottoscritti hanno sempre avuto l’attenzione di salvaguardare l’immagine e l’impegno della proprietà in questo territorio che ha dato al managment fiat tutte le occasioni per trasformare l’irpinia in una terra attenta e disponibile. La nostra terra era officina sperimentale di accordi sindacali innovativi:orario flessibile, massimo utilizzo degli impianti, riposo a scorrimento, lavoro notturno alle donne e così via; nei grandi momenti di scontro e confronto con i lavoratori il sindacato è stato sempre accorto a gestire la pace sociale con intelligenza nella speranza di aver concorso a realizzare qualcosa di solido e di stabile. Oggi questo gruppo dirigente della Fiat come ripaga tutti questi anni di impegno e di collaborazione? Con la chiusura e il ridimensionamento di un’attività, ma la cosa più grave con un disimpegno sul territorio irpino. È un atto gravissimo che lede la dignità di quanti hanno sempre consentito a questa azienda di avere una condizione di tranquillità, certo i tempi sono cambiati ma la domanda da porre ai massimi vertici dell’azienda è: cosa hanno fatto per far si che queste realtà produttive dopo essere state spremute ben bene siano state messe in condizioni di migliorarsi e soprattutto di essere all’interno di una strategia industriale chiara e concreta? Non possiamo più tacere Fiat non si sta comportando bene con l’irpinia e le istituzioni, per quello che possono fare, debbono mettere in essere delle risposte pari all’atteggiamento sprezzante con il quale sono trattate. Lo stabilimento di valle Ufita è stato sempre uno stabilimento ”SOVIETICO” inteso come azienda assistita, una produzione assistita; quante battaglie fatte per assicurare il finanziamento della 151, la legge riguardante il trasporto pubblico e quante commesse transitate attraverso le regioni su questo stabilimento quante trasferte della speranza e quante risposte positive pur di garantire allo stabilimento le commesse necessarie a mantenerlo in attività. Vorremmo proporre una domanda alla Fiat: quale sforzo ha fatto il managment per garantire a questo stabilimento la giusta competitività nel sistema globale di mercato? se è noto il responsabile del deficit accumulato dallo stabilimento di Valle Ufita, atteso che la responsabilità non può essere ascritta certo alle maestranze, ma alla più assoluta mancanza di volontà a guardare anche fuori dalle sfere garantite assistenziali dello stato per ricercare nuove occasioni e opportunità di lavoro, dove sono i piani strategici industriali che devono ricercare fuori dal nostro paese mercati e quindi commesse utili per il mantenimento delle attività. E’ troppo comodo fare impresa assistita utilizzando non il rischio d’impresa bensì le garanzie da parte dello stato delle commesse e quindi dei finanziamenti pubblici. Ma come si fa a dimenticare le lotte dei lavoratori per difendere questo stabilimento, i tanti sacrifici a partire da coloro che hanno ceduto a prezzi stracciati i propri terreni facendo prevalere il mito industriale a quello storico agricolo?Non vorremmo peccare di presunzione ma erano altri tempi quando anche nella contrapposizione ad ognuno veniva consentito di svolgere il proprio ruolo di rappresentanza degli interessi soggettivi e collettivi, ma il tutto con il rispetto delle regole del gioco. Oggi le regole non ci sono più, vige solo quella del più forte e del più arrogante. Si può vivere o sperare con una così grande confusione? Riprendiamoci la storia la nostra storia fatta di lavoro e di fatica ma anche di dignità quella stessa dignità che oggi ci vogliono togliere. Riprendiamoci la piazza e i nostri lavoratori con pregi e difetti, ma riprendiamoci la nostra vita. A Fiat facciamo capire – senza se e senza ma – che non può continuare a chiederci di capire le ragioni di scelte scellerate; la Fiat ha un disegno che è diametralmente opposto a quello nostro: la scelta di voler abbandonare il territorio è ormai chiara, continua la melina senza voler scoprire le carte rispetto alla quale la nostra risposta dovrà essere seria, consapevole e ferma: se Fiat non vuole l’irpinia l’irpinia non deve volere la Fiat e per comunicare tutto questo occorre che parta una grande offensiva di contrasto anche con azioni corrette ma eclatanti, rispettose della libertà e del rispetto della legge, ma incisiva nella risposta a chi pensa di poter mettere in ginocchio tutti e tutti”.

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