Irisbus, Della Pia: “Troppi errori, si riprenda la lotta”

“Fiat volle fortemente la sottoscrizione dell’accordo di chiusura dell’Irisbus del 2 novembre 2011 per soffocare la straordinaria capacità di lotta dimostrata per quattro mesi dai lavoratori, dividere il movimento e giungere con le mani libere alla fatale data del 31 dicembre 2013, giorno in cui, senza alcun provvedimento serio, gli operai cadranno nel baratro del licenziamento definitivo”. Lo dice in uan nota Tony Della Pia, segretario provinciale di Rifondazione comunista. “Le innumerevoli trattative, coronate da illusori annunci d’interesse di presunti gruppi industriali, – aggiunge – hanno permesso nel tempo, alla dirigenza aziendale di dilatare i tempi ed attuare quasi indisturbata il progetto di dismissione del sito produttivo. La realtà è troppo drammatica per additare i responsabili, pur tuttavia non possiamo non segnalare l’inadeguatezza sovente permeata da complicità dei soggetti istituzionali chiamati a trovare soluzioni. Tutti hanno sbagliato, in primo luogo Rifondazione Comunista – di questo in quanto segretario mi assumo le dovute responsabilità – che troppo spesso ha assecondato improbabili soluzioni affidate nelle mani di chi contemporaneamente giocava su due tavoli, fingendo in Irpinia di fiancheggiare la causa, mentre nelle sedi deputate sosteneva e sostiene supinamente proposte Governative che fino a prova contraria minano il futuro dell’Irisbus e non solo. La classica vittima nelle mani del carnefice. Hanno fallito i sindacati perché cedendo al ricatto delle sanzioni disciplinari, gemelle degli attuali avvisi di garanzia e, alle pressioni che venivano dalle maestranze più retrograde, con la sottoscrizione del certificato di morte e, in assenza di un minimo di programmazione, hanno prestato il fianco ai violenti attacchi di Marchionne. Non è immune la popolazione territoriale che, come spesso accade, eccelle per scandalosa indifferenza, troppo impegnata com’ è a curare miserabili benefici materiali e a sfruttare deleteri canali di favore. I Sindaci in questa drammatica opera teatrale hanno ricoperto il ruolo delle veline vestendo gli abiti dei Don Abbondio di Manzoniana memoria. Non c’è da stupirsi, in fondo questa è solo una delle pagine della storia recente dell’Irpinia, sempre più umiliata a vilipesa. Oggi il lupo ricomincia ad ululare alla luna, assisteremo nei prossimi giorni ad eroiche azioni parlamentari, ascolteremo le parole, di nuovi messia venuti sulla terra, che con la soluzione accuratamente conservata in tasca, annunceranno rivoluzionarie ed eclatanti azioni e, rivedremo fasce tricolori lustrate a nuovo scorazzare in giro per il Paese, contemporaneamente il Conte Ugolino con il maglione distribuirà gli scarti ai fidi servi saldamente tenuti al guinzaglio mostrando uno sprezzante sorriso. Noi proponiamo, a costo di sembrare logorroici, per ridare dignità all’intera questione, di lottare e costringere il Governo a buttare fuori definitivamente Marchionne e soci, che continuano ad impedire che altri possano produrre pulman in Italia, bloccare le procedure di mobilità e rinnovare la cassa per quanto necessario, portare in mani pubbliche lo stabilimento, realizzato e ristrutturato, ricordiamo, con i soldi della collettività, convocare la conferenza STATO – REGIONI al fine di elaborare e finanziare un piano di rinnovo e riconversione ecologica del PARCO MACCHINE NAZIONALE, adesso obsoleto ed inquinante per il 75% – per presenza d’amianto ed immissioni nocive – così come rilevato dalla commissione di controllo europea, per poi affidare lo stabilimento attraverso un bando pubblico. Per fare ciò occorre coscienza di classe, volontà politica, impegno e dignità. Nei prossimi giorni convocheremo un’iniziativa di sostegno a favore dei destinatari degli avvisi di garanzia, tra i quali, la nostra Rossella Iacobucci, e cercheremo di dare il nostro contributo politico e militante affinché la lotta ricominci, tenendo conto degli errori compiuti”.

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