Annullata la condanna inflitta a Paolo Pagnozzi e Gerardo Marino per usura ed estorsione, reati commessi ai danni di un commerciante della Valle Caudina.
Il Procuratore Generale di udienza, dott. P. Canevelli, aveva chiesto il rigetto dei ricorsi. Viceversa, la seconda sezione penale della Suprema Corte (presidente dott. Petti, relatore dott. Pellegrino), in accoglimento dei ricorsi presentati dagli avvocati Dario Vannetiello ed Alfonso Furgiuele, con una importante per quanto innovativa pronuncia, ha annullato con rinvio la sentenza di condanna a 7 anni di reclusione per Pagnozzi Paolo e Marino Gerardo, rispettivamente figlio e cognato dell’anziano boss Pagnozzi Gennaro, detto o giaguaro, pochi giorni orsono tratto in arresto per ben 13 episodi di usura commessi nell’area nord orientale di Napoli .
Confermata, invece, la condanna ad anni 6 e mesi 10 di reclusione per il coimputato Mozzillo Alvano Franco, difeso dall’avv. Mario D’Alessandro.
La sentenza annullata era stata emessa nel gennaio del 2013 dalla Corte di Appello di Napoli – VI sezione – Presidente dott.ssa Gentile, relatrice dott. ssa Bruno.
La Suprema Corte ha annullato la decisone nei confronti di Pagnozzi ritenendo censurabile la decisione della Corte di appello di Napoli di non acquisire agli atti un verbale di udienza reso dalla persona offesa in un separato procedimento penale, come richiesto dall’avv. Vannetiello.
La vicenda risale al luglio 2011, allorquando Marino Gerardo, esponente di spicco dello storico clan caudino, fu raggiunto, insieme a Pagnozzi Paolo e Mozzillo Alvaro Franco, da ordinanza di custodia cautelare in carcere per usura ed estorsione ai danni di un titolare di una attività commerciale .
La vittima dichiarò agli inquirenti di essere stato convocato presso la villa di in San Martino Valle Caudina di Pagnozzi Paolo che, nell’occasione, esercitò nei suoi confronti gravi minacce al fine di ottenere il pagamento del prestito usurario concessogli da appartenenti al clan Pagnozzi.
Da qui anche la contestazione della aggravante di aver commesso i fatti per favorire l’associazione camorristica clan Pagnozzi, gruppo, secondo gli inquirenti, operante a cavallo delle province di Avellino, Benevento e Caserta con diramazioni anche nella zona orientale di Napoli, zona di provenienza di Pagnozzi Gennaro, alias ‘o giaguaro, attualmente il boss più anziano della Campania .
Inoltre, i supremi giudici con la sentenza de quo hanno anche condiviso un altro motivo di ricorso formulato dal difesa di Marino Gerardo, affermando con la innovativa decisione un importante principio di diritto :
in sede di udienza preliminare il Pubblico Ministero non può contestare la recidiva agli imputati che, prima dell’udienza, hanno chiesto al Gup di essere giudicati con il rito abbreviato “ secco”.
Era accaduto che la richiesta di rito abbreviato incondizionato, su indicazione e specifica scelta difensiva dell’avvocato Dario Vannetiello, era stata effettuata dagli imputati Pagnozzi Paolo e Marino Gerardo direttamente presso la casa circondariale dove costoro erano detenuti.
Successivamente, in udienza la D.D.A. aveva contestato la recidiva agli imputati Pagnozzi e Marino e, nonostante la opposizione della difesa, sia il giudice di primo grado che quello di secondo grado, avevano ritenuto possibile tale ulteriore contestazione.
La difesa ha riproposto con successo la questione giuridica alla Suprema Corte la quale ha condiviso in toto le ragioni sottese al ricorso ed ha disposto l’annullamento della sentenza anche nei confronti del Marino, disponendo un nuovo giudizio per una diversa determinazione della pena nei confronti di costui.
In buona sostanza, la Corte di appello di Napoli nel giudizio di rinvio dovrà ridurre la pena inflitta a Marino Gerardo eliminando la quota di pena per la recidiva, illegittimamente applicata, mentre per Pagnozzi Paolo dovrà nuovamente verificare se ci sono prove nei suoi confronti acquisendo però quel verbale di udienza che l’avvocato Vannetiello da oltre un anno vuole acquisito agli atti .
Senza dubbio ci troviamo di fronte ad una sentenza innovativa nel panorama giurisprudenziale.




