Strage del Bus, discusso il ricorso straordinario in Cassazione: attesa per la decisione

Strage del Bus a Monteforte ,è stato discusso stamattina, il ricorso straordinario in Cassazione per tutte le altri parti coinvolte tra cui figura Autostrade per l’Italia. A presentarlo la difesa di Lametta, fratello del conducente deceduto nel grave incidente stradale, condannato a 9 anni. La sua difesa – rappresentato dall’avvocato Sergio Pisani – sostiene che la IV Sezione Penale abbia rigettato il precedente ricorso sulla base di errori di fatto percettivi che avrebbero inciso in modo determinante sulla decisione.

 

Al centro del disastro c’è la causa tecnica del distacco del giunto cardanico: secondo l’avvocato Sergio Pisani le consulenze della Procura indicavano come possibili cause un errato serraggio o l’uso di perni non conformi ma la Cassazione avrebbe ritenuto insussistente la prova di un errore manutentivo. La mancata perizia sulla registrazione audio ambientale in cui gli interlocutori fanno riferimento al controllo dei perni da parte di due meccanici poco prima dell’incidente, avrebbe poi impedito di accertare quello che per l’avvocato Pisani “è un fatto storico decisivo, con ricadute sul nesso causale tra condotta contestata ed evento”.</span>

 

Contestato anche il diniego dell’attenuante del risarcimento del danno, concessa invece a tutti gli altri imputati poiché il massimale assicurativo del mezzo era stato congelato per destinarlo alle vittime e la questione della prescrizione dell’omicidio colposo sollevata anche dai legali di autostrade. La difesa ha chiesto alla Corte di Cassazione di riconoscere gli errori denunciati e riesaminare la posizione dell’imputato. Sull’ esito del ricorso, che ha visto in aula la discussione da parte dei difensori,la Suprema Corte si pronuncerà domani in giornata.

La sentenza

La quarta sezione aveva la condannato a 6 anni l l’ex ad di Aspi, Giovanni Castellucci in relazione al procedimento legato alla strage del 28 luglio del 2013 quando un bus precipitò dal viadotto Acqualonga dell’A16, nel territorio del comune di Monteforte Irpino, causando la morte di 40 persone.

 

I giudici  avevano fatto passare in giudicato anche le condanne per gli altri dirigenti della società e dipendenti del Tronco. Pena a 9 anni per il proprietario del Gennaro Lametta e la condanna a 4 anni per l’allora dipendente della motorizzazione civile di Napoli, Antonietta Ceriola.

 

In appello, nel settembre 2023, la seconda Corte di appello di Napoli aveva condannato a sei anni, ribaltando la sentenza del tribunale di Avellino, l’ex amministratore delegato di Aspi Giovanni Castellucci, che in primo grado era stato assolto. Stessa pena anche per il direttore generale dell’epoca Riccardo Mollo e per i dipendenti di Aspi Massimo Giulio Fornaci e Marco Perna. In secondo grado è stata inoltre ridotta la pena a cinque anni per il dirigente di Aspi Nicola Spadavecchia e per il direttore di tronco di Aspi Paolo Berti. Tre anni per Gianluca De Franceschi, dirigente di Aspi e per i due dipendenti Gianni Marrone e Bruno Gerardi. Il pg di Cassazione ha sollecitato per tutti l’assoluzione dall’accusa di disastro colposo e per i membri delle Direzioni, come per Castellucci, l’annullamento con rinvio in relazione all’accusa di omicidio colposo.

 

 

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