Somma, sversavano percolato senza trattarlo: denunciato avellinese

SOMMA VESUVIANA – I cattivi odori avevano attirato l’attenzione di maestre e genitori della vicina scuola elementare, una puzza insopportabile che ha portato a diversi esposti presentati ai carabinieri. Da qui sono partite le indagini che hanno portato alla denuncia del sindaco Raffaele Allocca, in quanto legale responsabile del Comune, denunciato anche l’amministratore della società “Igiene urbana Srl” D.M. di 44 anni residente a Sant’Antonio Abate e B.L, 48 anni di Avellino responsabile del cantiere di Somma Vesuviana. Rispondono di reati ambientali riconducibili ala legge 152, tutto per lo stato in cui i militari della locale stazione (ai comandi del maresciallo Raimondo Semprevivo) hanno rinvenuto il deposito affidato in comodato oneroso alla ditta che si occupa della raccolta dei rifiuti in città. Peccato però che non ci fosse nessun tipo di autorizzazione sanitaria, ne i pareri dell’Asl per la destinazione d’uso dei locali, ne allacciamento alla rete fognaria o elettrica (luce ed acqua venivano prelevate dal vicino campo sportivo). Ieri mattina i militari hanno effettuato un sopralluogo presso il capannoni dell’ex Simmons in via delle Industrie ed hanno sequestrato un immobile, dove ha sede un deposito per automezzi della ditta, oltre all’intera area di circa 3000 metri quadrati. Gli addetti alla raccolta sono stati sorpresi a sversare percolato misto ad acqua proveniente da una pressa idraulica (anche questa sequestrata) sempre di proprietà della società, che era parcheggiata nel piazzale dell’ex fabbrica. Il percolato finiva, senza nessun trattamento, in una carditoia che confluisce poi nella condotta fognaria pubblica che termina in uno dei lagni della città. Sul posto, in ausilio ai carabinieri, personale dell’Arpac, dell’Asl di Marigliano, della Gori per la competenza inerente l’allaccio fognario, ispettori per la prevenzione della tutela della salute in ambienti di lavoro e tecnici dell’ufficio Ambiente del Comune. Il deposito è stato sequestrato in quanto privo di ogni autorizzazione sanitaria e igienico strutturale. Il sindaco, invece, è stato coinvolto soprattutto per quanto rinvenuto in un appezzamento di terreno attiguo ai capannoni e di proprietà comunale,qui la ditta di Sant’Antonio Abate aveva depositato un automezzo del Comune carico di rifiuti indifferenziati ed in disuso da anni in completo stato di abbandono. Vi era poi un altro cassone per la raccolta dei residui della pulizia stradale dal quale fuoriusciva percolato. Il tutto in un terreno destinato ad uso agricolo e senza le autorizzazioni né tantomeno i dispositivi tecnici obbligatori in caso di trattamento dei rifiuti. Nel deposito si lavano e lavorano oltre cinquanta dipendenti, i locali però non sono dotati di allaccio alla rete fognaria. Quando i militari hanno chiesto i formulari inerenti lo smaltimento dei rifiuti del pozzo nero questi non sono stati trovati. Tutto il patrimonio sequestrato è stato affidata allo stesso sindaco.

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