Solofra, truffa bonus facciata: lunedì interrogatorio di garanzia per l’avvocato finito ai domiciliari

Tribunale di Avellino

Truffa bonus facciata, comparirà lunedì davanti al gip per l’interrogatorio di garanzia, l’avvocato di Solofra ed ex presidente consiglio comunale e dirigente di un’azienda pubblica, raggiunto da una misura cautelare ai domiciliari, eseguita dai militari della Guardia di Finanza di Avellino.

Difeso dal penalista Raffaele Tecce, il noto professionista, candidato nel passato alle elezioni amministrative della cittadina conciaria, è indagato per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, impiego di denaro di provenienza illecita, riciclaggio ed autoriciclaggio di ingenti crediti di imposta, acquisiti per inesistenti lavori edili relativi ai bonus facciata. Nella stessa indagine risultano coinvolte altre nove persone, indagate per riciclaggio dei proventi ottenuti in modo illecito.

I militari delle fiamme gialle, agli ordini del tenente Alessio Iannone, hanno proceduto anche al sequestro preventivo di 319.000 euro, tramite l’ acquisizione delle disponibilità patrimoniali del noto professionista irpino. Le attività investigative hanno beneficiato della proficua collaborazione dell’Agenzia delle Entrate, grazie a un protocollo d’intesa stipulato con la Procura della Repubblica ed il comando provinciale della Guardia di Finanza.

Le indagini si inseriscono in un contesto più ampio, che traggono spunto proprio da una segnalazione acquisita grazie al coordinamento investigativo instaurato in virtù del protocollo. Proprio in questo contesto la Guardia di Finanza ha segnalato alla Procura alcune persone, poi arrestate, perché ritenute responsabili, a vario titolo, dei medesimi reati per i quali si procede nei confronti del 46enne di Solofra.

In particolare, le indagini hanno permesso di acquisire elementi per ritenere inesistenti i lavori di rifacimento della facciata di un immobile antico di Solofra, dichiarati eseguiti alla fine del 2021 per la somma complessiva di 4 milioni e 310 mila euro. La condotta messa in atto ha permesso poi agli indagati di acquisire crediti di imposta inesistenti relativi al bonus facciata per un totale di 3 milioni e 815 mila euro.

Poi gli stessi crediti sono stati ceduti con diversi atti di trasferimento con lo scopo di dissimularne la provenienza ad altri soggetti, con il risultato di essere, in parte, anche monetizzati presso un istituto di credito, così consentendo un indebito profitto di 300.885 euro

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