Al via gli interrogatori per i duecentocinquanta indagati coinvolti nella maxi operazione della Guardia di Finanza su disposizione della Procura di Salerno nell’ambito di un’inchiesta su presunte frodi legate ai bonus edilizi.Sono quattro gli irpini indagati, residenti tra Solofra, Bisaccia e Montemiletto insieme agli oltre duecento indagati. Le Fiamme Gialle hanno eseguito un sequestro preventivo di beni e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di circa 160 milioni di euro nei confronti di oltre duecentocinquanta soggetti, tra persone fisiche e giuridiche, coinvolti a vario titolo nell’indagine.
Il provvedimento ha interessato oltre 240 soggetti, tra persone fisiche e giuridiche, presenti in Campania e altre nove regioni: Lazio, Basilicata, Emilia Romagna, Sicilia, Toscana, Lombardia, Piemonte, Puglia e Veneto. Effettuato anche un sequestro preventivo per 160 milioni. Per nove indagati, è stato anche fissato un interrogatorio preventivo per l’eventuale applicazione di misure cautelari.
Il sistema era basato su oltre 80 società, con sedi sparse in Italia e in gran parte risultate senza sede operative, dipendenti o attrezzature, che solo sulla carta avevano realizzato interventi su circa 200 immobili su tutto il territorio nazionale. Tra gli immobili sui quali sono stati attestati lavori mai eseguiti, risultano alcuni di proprietà diretta degli indagati ma altri appartenenti a soggetti estranei all’inchiesta e ignari di quanto avveniva: privati cittadini e addirittura enti pubblici, tra i quali alcuni Comuni.
Il controllo operativo del sistema era affidato a due commercialisti. Che avevano provveduto a costituire alcune delle società fasulle, assunto incarichi all’interno delle stesse e poi provveduto ad avviare le procedure della “cessioni crediti” derivanti dai bonus all’Agenzia delle Entrate. In modo da generare milioni di euro di crediti fittizi nei cassetti fiscali delle società controllate.
Nella fase successiva, questi crediti erano stati monetizzati con la cessioni ad altre società. Ignare del sistema e della truffa. Un’altra parte dei crediti era stata trasferita, invece, a società compiacenti che le avevano utilizzate per pagare imposte effettivamente dovute, creando così un doppio danno all’Erario.
Dalle indagini è emersa l’esistenza di una società, sempre riferita dalle due organizzazioni criminali, che veniva utilizzata per operazioni di bancarotta fraudolenta e riciclaggio di denaro. Tant’è che gli investigatori hanno scoperto l’emissione di fatture, ad altre società collegate, per oltre 335 milioni per operazioni in realtà mai effettuate. I proventi delle operazioni illecite venivano in parte riciclati e in parte reinvestiti. Alcune delle somme, è stato verificato, sono state trasferite all’estero verso Cina, India e Pakistan.

