In quattro settimane le morti bianche nel nostro Paese sono più che raddoppiate: erano infatti 31 a fine gennaio e si è arrivati a contarne 64 al 29 febbraio; una media sconfortante che parla di più decessi al giorno e di una tragedia che pare non debba mai finire da Nord a Sud del Paese. Questi i primi dati utilizzati dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre per descrivere l’emergenza che ha ammantato di tragedia la quotidianità lavorativa della nostra Penisola nel primo bimestre 2012. “Certo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno quando erano 83 le croci sul lavoro, abbiamo rilevato un decremento degli infortuni mortali del 23 per cento – spiega Mauro Rossato Presidente dell’Osservatorio – Ma la situazione rimane inquietante per chi come noi si occupa di monitorare giorno dopo giorno le morti bianche in Italia. Perché le rilevazioni non conoscono tregua”.
A cominciare dalla Lombardia, prima come sempre nella classifica dei decessi in termini numerici che conta tra gennaio e febbraio 12 vittime, seguita dalla Toscana (11), dal Veneto (6) e dalla Campania (5). Mentre a destare preoccupazione quando l’Osservatorio analizza l’emergenza rispetto alla popolazione lavorativa è la Toscana a proporre il risultato più sconfortante con un indice di incidenza pari a 7,1 contro una media nazionale di 2,8. Seguono quindi in questa graduatoria: l’Abruzzo (6,1), l’Umbria (5,5), la Basilicata (5,4), le Marche (4,6), il Friuli Venezia Giulia (3,9), la Sardegna (3,4), la Campania (3,2), la Liguria (3,1). Indici identici a quelli della media nazionale vengono registrati in Veneto e Lombardia. Al Centro Italia poi spetta il primato per numero di morti bianche sia in termini assoluti (40 per cento del totale) che di incidenza sulla popolazione lavorativa (3,4); seguono: il Nordest (2,9), il Nordovest (2,6), il Sud (2,2) e le Isole (2).
Specchio dell’emergenza nel Centro del Paese e, soprattutto in Toscana, è la graduatoria provinciale delle morti sul lavoro sempre rispetto alla popolazione lavorativa. E infatti Grosseto e Livorno sono rispettivamente al primo e al secondo posto con indici pari a 62,4 per la prima e a 22,7 per la seconda. Al terzo posto si trova Rovigo (19,4), al quarto Oristano (18), al quinto Nuoro (17,6), al sesto Agrigento (16,5), al settimo Matera (15,9). Sopra ad un indice di incidenza pari a 10 stanno anche Avellino e Novara.
Per quanto riguarda il numero di vittime la maglia nera spetta nuovamente a Grosseto (6 decessi – complice la tragedia della nave Concordia nel mese di gennaio), vicinissima a Brescia (5); e ancora sono 3 le vittime rilevate in provincia di Livorno; e 2 a Rovigo, Agrigento, Novara, Ancona, Perugia, Salerno, Genova e Bergamo.
La principale causa di morte registrata dall’Osservatorio è quella causata dallo schiacciamento dovuto alla caduta di oggetti pesanti dall’alto (25 per cento); seguita dalla caduta dall’alto (21,9 per cento) e dal contatto con organi lavoratori in movimento (7,8 per cento). Significative anche le percentuali relative al ribaltamento di un veicolo/mezzo in movimento e seppellimento o sprofondamento (in entrambi in casi 6,3 per cento), così come il decesso dovuto a cause elettriche. Il 3,1 per cento dei morti è stato vittima di un annegamento o di un letale contatto con oggetti/mezzi in movimento. Seguono con l’1,6 per cento i decessi dovuti a: esplosione, incendio, investimento da mezzo semovente, eventi atmosferici, contatto o ingestione di agenti chimici, soffocamento o intossicazione da gas.
Ancora l’agricoltura il settore più a rischio per i lavoratori e con il 35,9 per cento dei casi di morti bianche di tutto il Paese, seguito dal settore delle costruzioni (18,8 per cento). Il 12,5 per cento degli eventi mortali, invece, è stato registrato nei trasporti, magazzinaggi e comunicazioni; il 7,8 per cento nei servizi, il 6,3 nel commercio e nelle attività artigianali, e il 4,7 per cento nella produzione e distribuzione/manutenzione di energia elettrica, gas acqua.
Seguendo l’indagine degli esperti dell’Osservatorio Vega Engineering (tutti i dati sono disponibili sul sito www.vegaengineering.com) si scopre che gli stranieri deceduti sul lavoro sono il 14,3 per cento del totale (9 su 64). Mentre le fasce d’età più coinvolte nel dramma sono quelle che vanno dai 45 ai 54 anni (18 vittime) e quella tra i 55 e i 64 anni (13). Rispetto alla popolazione lavorativa, invece, sono gli over 65 a decretare il risultato peggiore con un indice di incidenza di 26,6.
Ultimo grafico elaborato dagli esperti dell’Osservatorio di Vega Engineering è quello relativo ai giorni della settimana in cui gli episodi mortali sono stati più frequenti. Si scopre così che è il venerdì il giorno più luttuoso della settimana: tra gennaio e febbraio è deceduto il 20 per cento di tutte le vittime del lavoro.




