I Cava a Sabaudia: chiesto scioglimento consiglio

Le mani del clan Cava di Quindici nell’attività amministrativa del comune di Sabaudia, in provincia di Latina. I senatori del Pd Raffaele Ranucci e Achille Passoni hanno presentato un’interrogazione in cui chiedono al ministro dell’Interno “di avviare con la massima urgenza le procedure per lo scioglimento del Consiglio comunale di Sabaudia”. I due parlamentari ricordano come nel 2009 la “Direzione distrettuale antimafia di Napoli, nell’ambito di una vasta operazione anti camorra, ha ritenuto di indagare sulle attività della famiglia dell’imprenditore di Sabaudia Salvatore Di Maio, con l’accusa di far parte di un’associazione per delinquere di stampo mafioso finalizzata al riciclaggio del denaro sporco nel campo immobiliare e di turbativa d’asta sempre nel settore degli immobili. Per la Dda di Napoli, Salvatore Di Maio è ritenuto uno dei bracci operativi del clan camorristico ‘Cava’ di Quindici che ha forte penetrazione nell’area dell’agro pontino. Nell’ottobre 2010, con l’operazione ‘Underwood’, coordinata dalla Divisione anticrimine insieme alla Squadra mobile della Questura di Latina, sono stati sequestrati beni, ritenuti frutto di attività illecite in associazione con il clan camorristico ‘Cava’, per un valore di circa 30 milioni di euro intestati a Salvatore Di Maio e a tutto il suo nucleo familiare, composto dalla moglie e dai suoi tre figli Rosa, Andrea e Francesco. La signora Rosa Di Maio – si legge ancora nell’interrogazione – è consigliere comunale di Sabaudia ed è la stessa che risulterebbe essere intestataria del 30 per cento dei beni sequestrati nonché amministratore unico di due società della famiglia”. C’è poi un altro passaggio: “Lo scorso novembre la Guardia di finanza di Latina insieme ai Nuclei investigativi provinciali di Polizia ambientale e forestale hanno sequestrato cinque locali e le relative attività commerciali nel centro di Sabaudia in un edificio di proprietà della Regione Lazio affittato a una delle società in cui Rosa Di Maio figurerebbe come amministratore unico, con l’accusa di mutazione, usurpazione e abusivismo. Del Consiglio comunale di Sabaudia fa parte anche lo zio di Rosa Di Maio, Giovanni Pietro Fogli. Il 28 ottobre scorso, nel corso della discussione della mozione di sfiducia nei confronti della consigliera Di Maio da parte del consiglio comunale, il Sindaco invece di dare seguito alla discussione ha interrotto la seduta e convocato la conferenza dei capigruppo per sottoporre un emendamento alla mozione stessa a seguito di una missiva ricevuta dalla consigliera Di Maio, la quale chiedeva una semplice astensione che successivamente le veniva accordata”. “Il comportamento del Sindaco si aggiunge a una sequenza di anomalie perpetrate in violazione del testo unico delle leggi sugli enti locali e al regolamento comunale. Le ripetute violazioni di legge relative alle procedure seguite per la fornitura di beni e servizi, la cattiva gestione del personale, gli ‘allegri’ affidamenti di consulenze, la concessione di beni immobili senza una precisa distinzione in merito alla tipologia del contratto o convenzione. Inoltre, pare che il figlio del Sindaco sia stato assunto dalla MLG Srl, una delle due società di cui è titolare la Di Maio, interessata alla trasformazione di un ex pollificio in una residenza sanitaria assistenziale e alla sua gestione”. Concludono Ranucci e Passoni: “Alla luce delle vicende elencate e considerato che le Forze dell’ordine, in particolare la Direzione antimafia, hanno più volte evidenziato i rischi di infiltrazioni camorristiche nel territorio della provincia di Latina e nelle amministrazioni dell’area definita ‘colonia’ dei camorristi campani, chiediamo al ministro Maroni di avviare con urgenza le procedure per lo scioglimento del Consiglio comunale di Sabaudia e ai ministri Maroni e Alfano di assumere provvedimenti per contrastare la criminalità organizzata e le infiltrazioni malavitose nella provincia di Latina per garantire in questi territori una vita democratica e civile”.

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