Associazione libera interviene sull’omicidio di Lauro

Associazione libera interviene sull’omicidio di Lauro

Nelle stesse ore in cui aveva felice risonanza la notizia di un imprenditore di Torre Annunziata che, rompendo un ancestrale muro di omertà, ha denunciato i suoi estorsori, ha invece sconvolto un’altra notizia di un altro imprenditore del Vallo di Lauro. La vicenda ancora oggetto di indagini che molto colpisce ed ammonisce, è quella di un imprenditore di Pago arrestato con l’accusa di aver sciolto nell’acido un proprio dipendente di nazionalità rumena, reo (forse) di aver rubato qualche litro di gasolio. La vicenda colpisce per le orribili ed efferate modalità del crimine che finora non conosceva precedenti se non quello del piccolo Giuseppe di Matteo, sciolto anch’egli nell’acido per dare una “lezione” al padre, Santino di Matteo, boss pentito di S.Giuseppe Jato. La vicenda ammonisce perché, pur non apparendo rapportabile ai clan camorristici, fa ben comprendere che le modalità tipiche di imporre la propria giustizia criminale, cominciano a “fare tendenza” e ad essere assunte come modello operativo anche al di fuori delle organizzazioni malavitose che da sempre lo adottano. In questo caso, con risvolti ancor più tragici e preoccupanti in ragione di taluni aspetti della vicenda relativi al fatto che il presunto autore del crimine sarebbe stato a sua volta oggetto nel passato di un attentato camorristico: sarebbe passato dalle file delle vittime a quelle dei carnefici. Il monito che ne deriva ancora, ma stavolta -c’è da sperare- con il maggiore allarme suscitabile in tutte le coscienze per la ferocia e la crudeltà proprie della vicenda, è quello di rendere chiaro a tutti la terribile china sulla quale ci si avvia quando il cammino della legalità viene abbandonato e l’agire dei clan diviene punto di riferimento nell’agire anche degli operatori economici.

SPOT