Inchiesta sulla sanità in Campania: spunta un nome noto agli irpini

Terremoto giudiziario sulla sanità campana. Ci sono 48 indagati e tra questi pure Antonio Postiglione, ovvero “Nino”, come lo chiamano confidenzialmente quanti godono della sua amicizia.

Il dottore Postiglione è ben noto in Irpinia perché da marzo 2009 ad agosto 2010 è stato subcommissario amministrativo all’ASL Avellino all’epoca della fusione tra le ASL AV 1 e ASL AV 2 con Albino D’Ascoli all’epoca Commissario Straordinario.

Successivamente è divenuto un alto dirigente della sanità campana ed è accorso recentemente al Moscati per verificare che tutto funzionasse alla perfezione, seguendo con particolare attenzione la delicata situazione delle strutture sanitarie in Irpinia.

Il manager ischitano, che ospita spesso sull’isola qualche direttore generale di strutture sanitarie campane, viene ritenuto un fedelissimo del presidente Vincenzo De Luca.

Ha fatto parte dell’Unità di crisi dell’emergenza Covid firmando la controversa circolare di riattivazione dei ricoveri d’elezione e degli ambulatori, che in 14 punti impartiva il ridisegno delle strutture sanitarie campane pur di ricominciare nel giro di poco più di quattro giorni.

Cosa che non è avvenuta – ad esempio nelle strutture irpine – a distanza di diverse settimane.

Postiglione al Moscati

“Nino” Postiglione partecipò all’ispezione fatta all’ospedale Moscati il 27 marzo scorso, incontrando diversi manager ai quali è particolarmente legato da vincoli di amicizia, oltre che professionali.

Una bella rimpatriata, alla quale presero parte anche diverse donne manager.

Lo vediamo nella foto in alto: Postiglione è in secondo piano, con mascherina e occhiali, tra il manager Coscioni e la dottoressa Campobasso.

La task force del Governatore si fiondò quel giorno in Irpinia per verificare che tutto fosse a posto nelle strutture sanitarie di cui si è poi tanto parlato, per quesioni riguardanti la palazzina Alpi, i tamponi positivi e non positivi, la destinazione dei fondi raccolti dai privati e altro ancora.

Tutto risultò in regola, quel giorno, durante la breve ricognizione (metà del tempo speso per interviste ai giornali e televisioni) quando fu magnificata l’azione dei manager dell’Azienda Ospedaliera di contrada Amoretta, peralto nominati su indicazione del coordinatore del sistema sanitario regionale presente all’ispezione voluta da De Luca.

3

Quel giorno c’erano pure Enrico Coscioni, consigliere alla sanità del Governatore, Italo Giulivo che è il Direttore Generale della Protezione Civile campana con la dottoressa Campobasso e poi Renato Pizzuti e Rosario Lanzetta.

LEGGI PURE – De Luca salva la faccia: ispezione farsa, per gli ispettori è tutto a posto

Dopo avere compiuto l’ispezione al Moscati in modo rapido, i dirigenti si trasferirono ad Ariano Irpino per verificare la situazione del Frangipane, nel comune poi diventato zona rossa con il più alto numero di contagiati e decessi della provincia di Avellino.

Presso la struttura arianese gli ispettori furono poi accolti dal direttore generale dell’Asl di Avellino, dottoressa Maria Morgante, e dalla dottoressa Elvira Bianco, per pochissimo tempo Direttore Sanitario dell’Ospedale di Ischia (isola così cara a Postiglione) prima di essere trasferita ad Avellino.

LEGGI PURE – Due cuori e una sanità

Pure per gli ospedali irpini si prevedono sviluppi a livello di indagini giudiziarie.

Ipotesi di reato

L’azione giudiziaria che adesso riguarda Antonio Postiglione ed altri soggetti, è relativa alla clinica privata “Pineta Grande” di Castel Volturno, in provincia di Caserta.

Alla posa della prima pietra, il 3 febbraio 2018 c’era anche il presidente De Luca, insieme a Vincenzo Schiavone, patron della struttura sanitaria, poi arrestato lo scorso 23 gennaio.

Le ipotesi di reato contestate al dirigente della sanità campana Postiglione sono corruzione, abuso d’ufficio e induzione indebita a dare o promettere utilità.

Tutto era partito da un’altra inchiesta sulle presunte illiceità a firma di un geometra dell’Ufficio tecnico del Comune di Castel Volturno, in seguito alla quale fu emesso un decreto di sequestro preventivo della clinica privata “Pineta Grande”.

Alla struttura, proprio in quei giorni, si stavano effettuando dei lavori di ampliamento, grazie ai quali la clinica, che ha avuto il via libera proprio in virtù di delibere di consiglio comunale e con i successivi permessi di costruire, sarebbe passata da 150 a 574 posti letto.

Un aumento che sarebbe avvenuto, secondo gli inquirenti, in violazione alla regolamentazione regionale in materia di strutture sanitarie e alla normativa edilizia e urbanistica.

Nel fascicolo della Procura pare sia stato inserito pure un documento rilasciato dalla Direzione Generale della Regione per la Tutela della salute e il Coordinamento del Sistema Sanitario regionale, a capo della quale c’è proprio Antonio Postiglione.

Si tratterebbe di un atto che avrebbe consentito alla struttura sanitaria – secondo gli investigatori – di risolvere la questione dei posti letto.

Tra i 48 indagati ci sono pure Arturo Romano, consigliere del presidente De Luca per i rapporti con il sistema sanitario regionale, per il quale sono state ipotizzare dagli inquirenti le stesse accuse contestate a Postiglione, e Lucio Podda, funzionario regionale indagato per corruzione e abuso d’ufficio.

E ancora l’ex direttore generale dell’Asl di Caserta Mario De Biasio, l’ex dirigente della Soprintendenza Salvatore Buonomo, l’ex sindaco di Castel Volturno Dimitri Russo, la sua giunta e i consiglieri comunali, il presidente regionale dell’associazione italiana ospedalità privata Sergio Crispino.

Ultimi Articoli