Truffa da un milione e mezzo: nei guai imprenditore di Bologna

A conclusione di un’articolata e complessa attività investigativa, nata come attività d’iniziativa e sviluppata in seguito sotto la direzione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Avellino, le Fiamme Gialle del Comando Provinciale hanno accertato una truffa ai danni dello Stato orchestrata da un imprenditore che, originario di Bologna, era amministratore di varie società irpine. L’indagine ha portato alla luce l’illecita percezione, fra il 2004 ed il 2006, di contributi per un ammontare superiore al milione e mezzo di euro, erogati ai sensi della legge 488 a favore di diverse società aventi sede in Avellino ed operanti nella zona industriale di Tufo nell’ambito del cosiddetto “Patto Territoriale del Partenio”. Le indagini condotte dai finanzieri dalla Compagnia di Avellino, agli ordini del capitano Salvatore Serra, hanno avuto avvio alla ricezione nel 2008 di una segnalazione della banca concessionaria per conto del Ministero dello Sviluppo Economico, ente deputato ai controlli della procedura di finanziamento ed incaricata degli adempimenti tecnici ed amministrativi per l’istruttoria delle domande di agevolazione finanziaria. Gli accertamenti, sviluppati attraverso l’acquisizione e l’analisi di copiosa documentazione, mediante specifici accertamenti bancari e sulla base delle dichiarazioni rilasciate da persone informate dei fatti (opportunamente riscontrate), hanno evidenziato numerose irregolarità di natura penale commesse, nella fase d’acquisizione dei finanziamenti, da parte di G.C. (di anni 58), originario e residente in Bologna, quale rappresentante legale di società operanti nel settore della riproduzione di supporti registrati. L’attenzione degli investigatori è stata prioritariamente rivolta al riscontro ed alla verifica della genuinità della documentazione presentata dal beneficiario nel corso delle varie istanze necessarie per l’acquisizione dei contributi, anche sulla scorta delle esperienze acquisite in passato nell’ambito di analoghe attività d’indagine, che hanno permesso di rilevare la ricorrenza di modalità e comportamenti tipici nella realizzazione delle condotte illecite in questione. Tale società in sintesi, nell’ambito di un programma di investimenti che prevedeva la realizzazione di un ampliamento di un’unità produttiva ubicata nella zona industriale del Comune di Tufo, aveva simulato l’acquisto e l’installazione di macchinari per la produzione di supporti (DVD e CD/R) destinati alla registrazione ed archiviazione di dati audio, video ed informatici con una condotta che di fatto portava all’illecita percezione di contributi pubblici mediante esibizione di atti e documenti falsi e di dichiarazioni sostitutive di atti di notorietà falsi. Il 58enne è stato denunciato a piede libero con l’accusa di truffa. Il modus operandi adottato prevedeva l’utilizzo di false fatture che, emesse da una ditta (in termini tecnici definita “società cartiera”) con sede nella provincia di Vicenza, attestavano falsamente l’acquisto di costosi macchinari, ad elevata specificità industriale, da destinare al completamento della linea produttiva. In considerazione della sua particolare condotta illecita, anche nei confronti dell’amministratore della ditta vicentina (identificato per tale L.V., di anni 52, residente a Venezia) scattava la segnalazione alla Procura della Repubblica di Avellino per truffa. L’impresa fornitrice, peraltro, risultava esser stata costituita solo tre mesi prima della fittizia operazione per poi cessare la sua attività (per scioglimento) immediatamente dopo il completamento della stessa. Tale ditta inoltre, qualificandosi come mera impresa artigiana, non possedeva ai sensi di legge le potenzialità imprenditoriali necessarie alla costruzione, alla fornitura ed al montaggio di macchinari così peculiari come quelli oggetto del contributo statale. Il proposito truffaldino era perfezionato mediante la predisposizione d’ulteriore documentazione artefatta nonché attraverso azioni finalizzate a dissimulare gli acquisti apparentemente effettuati, il tutto finalizzato all’indebito conseguimento di un contributo che è risultato ammontare, nel suo complesso, ad una somma pari a 1.504.593 euro: i macchinari industriali oggetto del programma d’investimento erano, in sostanza, destinatari di più contributi pubblici, in quanto venivano appositamente fatti “girare” dal beneficiario (sia cartolarmente che materialmente) a seconda dell’opificio oggetto d’ispezione.

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