Omicidio Lucio Niro, assolto Felice Domenico: Chi è l’assassino ?

di Pierluigi Vergineo

Il giorno 13.06.2018 viene pubblicata questa notizia: “Confermata dalla Corte di assise di appello di Napoli la sentenza con la quale il 2 marzo del 2011 la Corte di assise di Benevento aveva assolto, per non aver commesso il fatto, Domenico Felice, 40 anni, l’agricoltore di Santa Croce del Sannio che era stato accusato dell’omicidio di Lucio Niro, 30 anni, di Baranello, il muratore molisano ucciso con una fucilata nella sua Fiat Bravo, nella notte tra il 10 e l’11 febbraio del 2008, a Morcone. La pronuncia dei giudici ha incrociato la richiesta avanzata sia dal procuratore generale sia dagli avvocati Claudio Fusco ed Antonio Di Maria, difensori dell’imputato.

Coloro che conoscevano gli atti del processo sapevano che il “pastore di Santa Croce” era innocente.

La novità di questo “appello” è stata che la stessa Procura Generale non solo ha chiesto una sentenza di piena assoluzione ma ha stigmatizzato con forza le pessime indagini svolte all’epoca (2008).

Il Procuratore di Napoli ha parlato di una inchiesta partita male (si palesava all’inizio un  infortunio stradale),  di depistaggi , di certificati falsi (il medico di Morcone che ispezionò al cimitero la salma attestò il trauma da incidente), di negligenze, etc.  Solo l’insistenza dei familiari della vittima, per primi accorsi verso le sei del mattino, impedì che l’ennesimo omicidio  passasse per incidente.  Chiesero con forza l’autopsia nonostante l’insistenza del maresciallo di Morcone a chiudere subito il caso.

*Il padre della vittima, di fronte allo sfacelo del volto del bel giovane di Baranello, parlava di “schioppettata”. Il Maresciallo di trauma contusivo per lo schianto dell’autovettura contro un albero.

*Il fratello di Lucio insisteva per un omicidio ed il Comandante della Stazione di Morcone  parlava di “malore”. 

*Il cugino indicava i vetri fratumati a 40 metri dall’albero per un probabile colpo di arma da fuoco, il milite dell’Arma  ripeteva che erano state le frasche ed i rami.

*La madre disperata abbracciava il corpo esamine e l’inflessibile Maresciallo la faceva allontanare con la forza.

A risolvere il caso, come al solito, il prof. Pietrantonio Ricci che nonostante le indicazioni ricevute per “incidente stradale”, immediatamente individua a livello temporale sinistro il foro di ingresso di un pallettone di un fucile calibro 12 (subito estratto).

Lucio era stato ucciso con un “solo colpo a carica mulptipla” esploso a circa 2 metri da un killer che lo attendeva verso la mezzanotte,  sul ciglio della strada.  La velocità dell’autovettura non superava i 10 Km /H in quanto la piccola stradina (max 3 metri di carreggiata) ed alcuni massi  disposti da tempo per rallentare la marcia, non consentiva la corsa. 

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Queste grosse pietre, successivamente perdute dagli inquirenti, da tempo intralciavano le autovetture (pochissime) che percorrevano il viottolo. Evidentemente il killer aveva svolto delle prove per capire dove posizionarle a dovere. 

Lucio Niro era un giovane amatissimo da tutti.

Solo gli ex fidanzati della bella Rosanna avevano interesse ad impedire l’imminente matrimonio (Rasanna Parlapiano era in attesa di una bambina). 

Vengono attenzionati due giovani uomini di Morcone (numerose le telefonate che intercorrevano con la fidanzata di Lucio).

Uno di questi, alcuni anni prima, era stato redarguito dal ferreo Maresciallo per la denuncia della moglie ove si parlava di relazione extraconiugale.  La stessa Parlapiano viene sospettata come mandante  ma il GIP non autorizza l’ascolto delle microspie già posizionate nella sua abitazione. Poi la svolta. L’indagata  diventa in pochi mesi l’accusatrice del povero pastore. Felice Domenico è amico della famiglia Parlapiano. Occasionalmente svolgeva dei lavori di muratura.

Frequentava da moltissimi anni la casa della giovane ma mai aveva avuto una relazione, né aveva tentato con telefonate o approcci di instaurare un rapporto. Proprio l’uomo meno legato alla presunta mandante diventa l’imputato.

Intercettato, esaminato, perquisito  dovrebbe uscire subito dall’inchiesta se non fosse per la ferma determinazione della Rosanna che lo accusa di molestie sessuali, di insistenze sospette, di minacce. Con questo colpo di scena esce come imputata ed entra nel processo come accusatrice anche se lo stesso P.M. la ritiene reticente.

In paese tutti stimano Felice Domenico, meno la sig.na Rosanna ritenuta poco donna poca fedele. Il 05.03.2008 Il giornale del Molise riporta il contenuto di una telefonata anonima alla Questura di Campobasso. Una voce di donna sibila  “L’assassino non è il pastore, indagate sul carabiniere” .

Il procuratore generale di Napoli, ha ripercorso tutte le contraddizioni dell’inchiesta di Benevento ed ha palesato parecchi dubbi. Per quanto mi riguarda ce n’è uno grandissimo.

Chi sapeva che alle ore 24 di notte, su quella stradina sperduta, con un buio ed un freddo intensissimo, sarebbe passata la Fiat Bravo del giovane?

Chi ha messo in allerta il killer?

Chi ha avvisato l’assassino che il bel giovane di Baranello aveva deciso di rientrare a casa a differenza  di altre sere (Lucio spesso rimaneva a dormire in c.da Canepino).

     

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