Immigrato morto per meningite, la nota di “Comunità Accogliente”

Di seguito la nota a firma dell’associazione Comunità Accogliente. “La notizia della morte del 19enne Idissa, ha suscitato una profonda costernazione tra i ragazzi migranti e tra i Volontari dell’Associazione di volontariato “Comunità Accogliente” che questi ragazzi, li conosce e per come può li aiuta ad integrarsi. Questo stato di costernazione, è nato chiedendosi se un giovane che ha rischiato la sua vita per cercare condizioni di vita dignitose, possa morire per una malattia infettiva, la men…

Di seguito la nota a firma dell’associazione Comunità Accogliente. “La notizia della morte del 19enne Idissa, ha suscitato una profonda costernazione tra i ragazzi migranti e tra i Volontari dell’Associazione di volontariato “Comunità Accogliente” che questi ragazzi, li conosce e per come può li aiuta ad integrarsi. Questo stato di costernazione, è nato chiedendosi se un giovane che ha rischiato la sua vita per cercare condizioni di vita dignitose, possa morire per una malattia infettiva, la meningite, curabile se si interviene in tempo. Una malattia sicuramente contratta in Italia, dato che il suo periodo di incubazione è di circa una settimana e il ragazzo era arrivato al Centro di Accoglienza di Monteforte Irpino durante il mese di maggio. Come sicuramente, su questa morte ancora per un po’ si parlerà; poi tutto finirà per essere dimenticato. Eppure già è successo di dover parlare di queste persone e quello che si è ottenuto, è stato prima un loro allontanamento da alcuni Centri di Accoglienza verso altri Centri, anche fuori dalla provincia di Avellino, per arrivare poi ad un loro ritorno, senza che nel frattempo nulla si è fatto per accoglierli in maniera diversa. Domandiamo allora ancora una volta, perchè queste persone devono stare in condizioni abitative e di ospitalità che portano ad isolarle, piuttosto che ad equipararle a noi, rendendo con questo ancora più difficile la loro accoglienza? Perché non viene data un’assistenza sanitaria che tiene conto delle loro difficoltà, ad esempio:  realizzazione di ambulatori dedicati;  un’informazione sanitaria per fare un minimo di prevenzione;  la possibilità di avere farmaci salvavita in maniera accessibile al loro stato.  estendere l’assistenza ai migranti in situazioni di fragilità sociale,  l’esonero alla compartecipazione alla spesa,  rafforzare un servizio di assistenza sanitaria specifico Questi possono essere possibili obiettivi da raggiungere a livello locale in ambito sanitario! Non è difficile capire come basterebbe questo per prevenire situazioni di rischio per la salute, peraltro della salute pubblica e non solo di qualcuno in particolare; eppure tutto questo non si fa, perché!? Su questi temi, stamattina l’associazione “Comunità Accogliente” di Mercogliano, ha indetto una conferenza stampa. Purtroppo molti giornalisti distratti da eventi più importanti, sono mancati all’incontro. Unico presente “Il Ciriaco” che ringraziamo pubblicamente. All’incontro sono stati presenti gli operatori dei Centri gestiti da “Petrilli”. In primis sono intervenuti i ragazzi migranti ospiti nei Centri di Accoglienza, che c/o la nostra associazione trovano l’unico punto di riferimento sul territorio. Hanno lamentato, scarsa igiene, NESSUN CONTROLLO SANITARIO, hanno mostrato le loro ferite, hanno parlato dei loro sintomi,del loro essere inascoltati. Comunità Accogliente CHIEDE che fin da subito la Prefettura, convochi un tavolo con la Direzione Generale della A.S.L., i Sindaci dei Comuni di Mercogliano e Monteforte, i responsabili dei Centri di Accoglienza, le Organizzazioni Sindacali,per parlare di ACCOGLIENZA, IN TOTO! Qui nella nostra provincia l’accoglienza non è mai cominciata!!!!!!! Siamo ancora (dopo due anni) in fase EMERGENZIALE! Come fa ,chi dovrebbe governare un territorio,(sindaci,ASL, ecc.) a non vedere la presenza di persone provenienti da luoghi lontani , che abita i luoghi del proprio territorio? La morte di Idissa, ripropone la questione dell’assistenza sanitaria. Noi non vogliamo tacere perché è ingiusto morire, è un diritto essere tutelati, a prescindere dal colore della pelle”, conclude la nota.

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