False fatture per 3 milioni di euro: scovata impresa di Lacedonia

CRONACA LACEDONIA – La settimana scorsa, con la firma del verbale di constatazione, si è conclusa una complessa attività di polizia tributaria posta in essere dalla Tenenza di Sant’Angelo dei Lombardi nei confronti di una ditta individuale, corrente in Lacedonia, ed operante nel settore dell’edilizia. Nell’ottica di una sempre più efficace e proficua attività di coordinamento, l’operazione in parola è scaturita da una pregressa segnalazione pervenuta dalla 2^ Compagnia della Guardia di Finanza di Ravenna, la quale, a conclusione degli accertamenti ispettivi, ha proceduto, previo nulla osta dell’A.G., all’inoltro, ai competenti Reparti del Corpo, dei dati e degli altri elementi utili per la formulazione dei successivi rilievi fiscali.
In virtù di un espediente ampiamente diffuso per la commissione di illeciti di carattere similare, i militari della Tenenza dell’Alta Irpinia, agli ordini del Ten. Luciano Maria REALE e del Ten. Davide DE MEO, attualmente in affiancamento e prossimo all’assunzione del comando, hanno appurato, nei confronti del titolare dell’impresa interessata, l’utilizzo diffuso di fatture inerenti ad operazioni oggettivamente inesistenti con terze società operanti nell’Italia centro-settentrionale.
Sono da considerate “oggettivamente” inesistenti quelle operazioni (ad es. vendite di merci) che, nonostante non siano state, in tutto o in parte, poste in essere, risultano, comunque, regolarmente fatturate ed iscritte nei registri contabili dei vari soggetti contribuenti. Nel caso di specie, dunque, non è possibile ravvisare, tra le parti, alcuna cessione di beni o prestazione di servizi in quanto la fattura è finalizzata a rappresentare un’operazione che non esiste o verificatasi con importi differenti da quelli reali. I principali vantaggi connessi a tale pratica illecita sono da ricondurre alla possibilità di far figurare in contabilità costi inesistenti come reali, al fine di realizzare un decremento del reddito imponibile, e ad enfatizzare abbattimenti d’I.V.A. in realtà non dovuti, in quanto motivati da un’indebita posizione creditoria portata in compensazione con l’I.V.A. a debito maturata dall’impresa verso l’Erario.
Al termine dell’attività, di natura squisitamente tributaria, i militari della Tenenza, alla luce della documentazione pervenuta e dell’autonoma attività ispettiva condotta, hanno constatato, per gli anni d’imposta oggetto della verifica (2006 e 2007), un giro di fatture per operazioni inesistenti ammontante a quasi 3 milioni di euro. In particolare è stato possibile procedere al recupero nelle casse dell’erario di un maggior reddito pari a circa € 2.291.950,00 corrispondente a costi indeducibili indebitamente inseriti in dichiarazione ed una maggiore I.V.A., indebitamente portata in compensazione, pari a circa € 458.390,00. La verifica fiscale si è tra l’altro conclusa con la contestazione nei confronti del responsabile della irregolare tenuta delle scritture contabili, della presentazione della dichiarazione dei redditi con dati infedeli, della presentazione della dichiarazione I.V.A. con dati infedeli, nonché con la contestazione della illegittima detrazione dell’I.V.A..

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