Valentina Nappi contro la “tassa etica”: «Lo Stato non può punire alcune categorie con il fisco»

Appuntamento in Piazza Libertà. Ed è qui che Valentina Nappi, ragazza campana diventata uno dei volti più conosciuti dell’industria pornografica internazionale, ha preso parte alla raccolta firme contro la cosiddetta “tassa etica”, sostenendo i volontari impegnati nella campagna per la sua abolizione. Pur precisando di non essere presente come manifestante, Nappi ha voluto dare il proprio contributo a un’iniziativa che considera importante per la tutela delle libertà individuali e professionali. Secondo l’attrice, la misura introdurrebbe un principio pericoloso: quello di colpire con una tassazione aggiuntiva attività e categorie ritenute non etiche dallo Stato. Una scelta che, a suo avviso, rischia di trasformare il sistema fiscale in uno strumento punitivo anziché redistributivo. Nel corso dell’incontro, Nappi ha contestato i criteri alla base della norma, chiedendosi perché alcune professioni dovrebbero essere penalizzate economicamente mentre altre, ugualmente controverse agli occhi dell’opinione pubblica, ne resterebbero escluse. Per la performer, il problema riguarda soprattutto il precedente che una simile decisione potrebbe creare, aprendo la strada a future discriminazioni fiscali nei confronti di categorie considerate scomode. Interrogata sul motivo per cui il settore dell’intrattenimento per adulti continui a essere giudicato da molti come non etico, Nappi ha parlato di una diffusa ostilità verso chi vive liberamente la propria sessualità e verso tutte quelle persone che si discostano dai modelli tradizionali. Un fenomeno che, secondo la sua analisi, coinvolge non solo il suo ambito professionale ma anche le comunità LGBTQ+ in diversi Paesi del mondo. Da qui l’appello a contrastare tali forme di discriminazione attraverso il confronto culturale e la difesa dei diritti individuali.

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