Giro difatture false a Solofra: chiuse le indagini. Sono centosei i capi di imputazione contestati a quattordici promotori del sodalizio che rispondono dell’accusa di associazione a delinquere. In tutto gli indagati sono trentaquattro, quaranta società o ditte utilizzate per l’emissione di fatture false, cinquantuno contestazioni di emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, ventisette contestazioni di “Impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita”, dodici contestazioni di riciclaggio, seicento tra trascrizioni di intercettazioni ambientali e telefoniche. Questi i numeri del giro d’affari realizzato smantellata a solofra con la maxi inchiesta di Procura della Repubblica di Avellino e Guardia di Finanza della Tenenza di Solofra.
Il blitz è scattato nel settembre scorso, quando erano state notificate tredici misure cautelari. Tra i destinatari delle misure interdittive anche due professionisti per i quali è stata disposta, per dodici mesi, la sospensione dall’esercizio dell’attività. I trentaquattro indagati ora rischiano il processo per le contestazioni confermate dal pm Fabio Massimo Del Mauro, che ha firmato un avviso di conclusione delle indagini preliminari. Gli indagati avranno ora venti giorni di tempo per chiedere di essere ascoltati o depositare memorie.
L’indagine trae origine da una discrepanza scoperta dai finanzieri della tenenza di Solofra nel periodo del lockdown nazionale (9 marzo – 18 maggio 2020). Durante quei mesi, in cui l’attività conciaria è risultata fermata a livello globale a causa dell’emergenza sanitaria,una società di Solofra avrebbe continuato a produrre ed emettere fatture e note di credito per circa 3,7 milioni di euro, a fronte di acquisti documentati inferiori a 40.000 euro. Considerando tutto il 2020, il valore delle fatture emesse dalla stessa azienda raggiungeva gli 8 milioni di euro; nel 2021, pur con le restrizioni ancora in atto, erano state prodotte fatture per ulteriori 3,2 milioni di euro. Dopo essere stata dichiarata fallita a luglio 2021, la società avrebbe continuato l’emissione di fatture per un importo complessivo di 11,5 milioni di euro.Da questa società è partita l’inchiesta che ha avuto due fasi fondamentali. La prima con sequestri e perquisizioni scattate nel 2021 tra Solofra e Montoro e la seconda con intercettazioni e sorveglianza delle sedi delle società che avevano avuto rapporti con la prima, scoprendo una miriade di società, che spesso non avevano né sedi né personale, ma emettevano fatture milionarie per undici milioni e mezzo di fatture.
Dalla ricostruzione degli inquirenti si evince che lo stratagemma ricalcava quello delle cosiddette frodi “carosello”. Una società realmente esistente, allo scopo di ottenere indebiti benefici fiscali – come il credito Iva e deduzioni – si rivolgeva al gruppo per la ricezione di fatture, il cui pagamento avveniva tramite bonifico bancario. Le somme, una volta accreditate alla società emittente – priva di reale operatività – venivano poi movimentate verso altre società a essa intestate e da queste prelevate in contanti. I prelievi, tramite vaglia postali, erano sempre inferiori ai cinquemila euro, così da eludere i controlli antiriciclaggio; queste somme venivano consegnate ai componenti dell’organizzazione e, trattenuta la quota spettante al sodalizio, restituite ai committenti.
Le indagini hanno inoltre rivelato che alcune delle imprese coinvolte erano prive di una sede operativa e senza dipendenti. In almeno un’occasione, diciannove aziende sono risultate attribuibili a un unico intestatario. Tutte le società coinvolte risultavano formalmente inserite nel settore della concia o lavorazione delle pelli, caratterizzate da ingenti movimenti finanziari e dall’abituale mancato versamento dell’imposta, facilitato dal ricorso a crediti Iva simulati tramite operazioni inesistenti.
Le operazioni di investigazione, che hanno incluso sia attività di osservazione che intercettazioni, hanno messo in luce prelievi quotidiani di denaro contante presso diversi uffici postali sparsi nelle province campane. In un singolo caso, nel 2021, sarebbe stato effettuato un volume di prelievi pari a circa 1,2 milioni di euro, attraverso 304 operazioni extra-conto.Gli accertamenti sui passaggi di denaro hanno inoltre permesso di ricostruire flussi complessivi intorno ai 500 milioni di euro, dei quali più di 35 milioni sarebbero stati trasferiti all’estero, con destinazione principale Cina e Turchia. Nelle precedenti fasi d’indagine sono già stati sequestrati beni e disponibilità finanziarie per circa un milione di euro.

