Provinciali, sul voto pesa il ricorso: con un rinvio Avellino e Ariano di nuovo in gioco

A meno di una settimana dalla scadenza per la presentazione delle candidature, le elezioni per la presidenza della Provincia di Avellino entrano in una fase di forte incertezza. Sul voto fissato per il 6 giugno 2026 pesa ora il ricorso presentato da un gruppo di amministratori irpini contro il decreto di convocazione dei comizi elettorali firmato dal presidente uscente Rizieri Buonopane.

L’impugnativa, accompagnata da una richiesta urgente di sospensiva al Tar, punta a ottenere uno slittamento delle operazioni di voto. La ragione politica e istituzionale è chiara: consentire la partecipazione anche dei nuovi consigli comunali dei centri oggi impegnati nelle amministrative, a partire da Avellino e Ariano Irpino.

Il peso del capoluogo

Secondo i ricorrenti, l’attuale platea elettorale rischierebbe di escludere una parte rilevante dell’Irpinia. Il caso più delicato è quello del Comune di Avellino, che in caso di ballottaggio non avrebbe un nuovo consiglio comunale prima della metà di giugno. Una situazione analoga riguarda Ariano Irpino e altri Comuni chiamati al rinnovo amministrativo.

Il nodo è tutt’altro che secondario, perché le provinciali sono elezioni di secondo livello: a votare non sono direttamente i cittadini, ma sindaci e consiglieri comunali. Per questo l’eventuale esclusione del capoluogo e di altri enti inciderebbe sul peso politico complessivo della consultazione.

Il centrosinistra cerca il nome

Mentre il fronte giudiziario resta aperto, nel centrosinistra continua la trattativa sul candidato. Casa Riformista dovrebbe indicare il nome da proporre alla coalizione, con il confronto interno concentrato soprattutto su Beniamino Palmieri, sindaco di Montemarano, e Fausto Picone, primo cittadino di Candida.

Sul tavolo resta però anche il nodo della possibile ricandidatura di Rizieri Buonopane, sostenuta dal vicepresidente del Movimento Cinque Stelle, Michele Gubitosa. Una posizione che ha aperto un braccio di ferro con il Partito Democratico e con l’area riformista, orientati invece a una candidatura unitaria ma nuova.

Una partita politica e istituzionale

Il ricorso al Tar potrebbe cambiare tempi e rapporti di forza. Se la sospensiva venisse accolta, anche uno slittamento di poche settimane basterebbe a modificare la platea degli amministratori chiamati al voto. Se invece la richiesta fosse respinta, il percorso resterebbe quello già fissato: candidature entro domenica alle ore 12 e voto il 6 giugno.

La partita per Palazzo Caracciolo si gioca dunque su due piani paralleli: quello politico, con il centrosinistra alla ricerca di una sintesi, e quello amministrativo, affidato alla decisione dei giudici. Le prossime ore saranno decisive per capire se l’Irpinia andrà al voto nella data stabilita o se il calendario dovrà essere riscritto

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