Provincia, il M5S attacca Pd e riformisti

Vincenzo Ciampi contesta Alaia e Petracca dopo il voto a Palazzo Caracciolo: per il Movimento il campo largo non può cambiare confini secondo convenienza.

L’elezione del nuovo presidente della Provincia di Avellino apre una crepa politica nel campo largo irpino. La vittoria di Fausto Picone, sindaco di Candida e consigliere provinciale, ha battuto il presidente uscente Rizieri Buonopane e ha consegnato Palazzo Caracciolo a un equilibrio diverso da quello indicato dal centrosinistra nazionale. Il voto, riservato agli amministratori locali, ha mostrato una frattura tra il candidato sostenuto dalla linea ufficiale del Pd e l’asse che ha portato al successo Picone, appoggiato da Casa Riformista e da settori del centrodestra.
La frattura nel campo largo
Il punto politico sollevato da Vincenzo Ciampi, già coordinatore provinciale del Movimento 5 Stelle, riguarda la tenuta dell’alleanza progressista. Secondo la sua lettura, il campo largo non può funzionare a geometria variabile, sostenendo candidati comuni in alcune competizioni e rompendo gli accordi in altre. Il caso della Provincia viene letto come una contraddizione evidente: da un lato la segreteria nazionale del Pd avrebbe indicato Buonopane come candidato da sostenere, dall’altro Vincenzo Alaia, consigliere regionale di Casa Riformista, e Maurizio Petracca, consigliere regionale del Pd, avrebbero sostenuto il percorso di Picone.
Il nodo Alaia-Petracca
Nel ragionamento di Ciampi, la questione non riguarda il profilo personale dei candidati, ma il metodo politico. Il Movimento 5 Stelle rivendica di avere sostenuto con coerenza lo schema del campo largo nelle ultime competizioni: nel 2024 con Antonio Gengaro, nel 2025 con Roberto Fico alla Regione Campania e nel 2026 con Nello Pizza al Comune di Avellino. Proprio per questo, la scelta di una parte del centrosinistra di convergere su Picone viene considerata un passaggio che impone chiarimenti. Il problema, nella lettura pentastellata, è stabilire se il progetto esista sempre o soltanto quando risulta utile agli equilibri dei singoli gruppi dirigenti.
Le conseguenze sul Comune
La rottura alla Provincia rischia ora di riflettersi anche sulla composizione della giunta comunale di Avellino. Ciampi non entra direttamente nella trattativa amministrativa e rinvia agli organi ufficiali del Movimento 5 Stelle, ma considera inevitabile una riflessione politica. Il punto è la coesistenza di due schemi: un campo largo chiamato a governare il capoluogo e, allo stesso tempo, un’intesa provinciale che ha visto una parte del Pd e dell’area riformista muoversi insieme a pezzi del centrodestra. Questa doppia postura rischia di indebolire la credibilità dell’alleanza agli occhi degli elettori e degli amministratori locali.
La richiesta di chiarimento
La domanda politica posta dal M5S riguarda anche la segreteria nazionale del Pd e, indirettamente, Elly Schlein. Se il campo largo deve essere un progetto stabile, allora deve reggere anche nelle elezioni di secondo livello e nelle partite territoriali più delicate. Se invece ogni gruppo locale può ridefinire alleanze e sostegni in base alla convenienza del momento, l’intero schema rischia di perdere forza. Per Ciampi, la vittoria di Picone non chiude il campo largo, ma rende necessario un chiarimento pubblico sulle responsabilità della rottura e sulle condizioni per proseguire insieme.
Un equilibrio ancora fragile
Il voto provinciale conferma quanto il centrosinistra irpino resti attraversato da tensioni personali, territoriali e di corrente. La sfida non è soltanto stabilire chi governerà Palazzo Caracciolo, ma capire se l’alleanza tra Pd, Movimento 5 Stelle, civici e riformisti possa diventare un progetto politico riconoscibile. Dopo la vittoria al Comune di Avellino, la prova della Provincia mostra che l’unità resta fragile. Il campo largo, in Irpinia, non è finito, ma è entrato in una fase in cui ogni ambiguità pesa più di prima.

SPOT