Provincia di Avellino, elezioni non indette: Ciro Aquino accusa il silenzio delle istituzioni sulla democrazia locale

 

Intervista al sindaco di Montefredane, Ciro Aquino

A quattro anni dall’elezione del presidente della Provincia di Avellino, il rinnovo degli organi provinciali non è stato ancora avviato. Una situazione che solleva interrogativi politici e istituzionali. Ne parliamo con il sindaco di Montefredane, Ciro Aquino, che ha deciso di intervenire pubblicamente sulla vicenda.

Sindaco Aquino, partiamo da una provocazione: cosa accadrebbe se il Governo non fissasse la data delle elezioni politiche alla scadenza naturale della legislatura?

«Credo che assisteremmo a una reazione immediata e trasversale. Si parlerebbe di crisi istituzionale, di violazione delle regole democratiche, di uno strappo alla Costituzione. Sarebbe considerato un fatto gravissimo. Eppure, mutatis mutandis, qualcosa di simile sta accadendo qui, in provincia di Avellino, nel silenzio quasi generale.»

A cosa si riferisce nello specifico?

«Mi riferisco al mancato avvio dell’iter per il rinnovo della presidenza della Provincia di Avellino. Il presidente in carica è stato eletto il 19 dicembre 2021. Sono trascorsi quattro anni e, secondo la normativa vigente, le elezioni dovrebbero essere indette entro tempi ben definiti. I novanta giorni indicati dalla legge non risultano rispettati.»

Si tratta, dunque, di un atto dovuto?

«Assolutamente sì. Al di là delle valutazioni politiche, l’indizione delle elezioni è un passaggio istituzionale obbligato, regolato da norme precise. Non è una scelta discrezionale. Quando si parla di democrazia rappresentativa, il rispetto delle scadenze è parte integrante delle regole del gioco.»

Colpisce, però, il silenzio di molti amministratori locali.

«È proprio questo l’aspetto più sorprendente. Non è solo la mancata convocazione delle elezioni, ma il clima di immobilismo che la circonda. Mi chiedo: è mancanza di coraggio? È prudenza politica? Oppure si è affermata l’idea che la democrazia sia la regola del più forte — o del più furbo? Sono interrogativi legittimi che meritano una risposta.»

Avete chiesto chiarimenti formali?

«Sì. Sono state inoltrate richieste agli organi costituzionali competenti per verificare la legittimità della situazione e comprendere se esistano i presupposti per eventuali interventi sostitutivi o altre iniziative istituzionali. Non è una polemica personale, ma una questione di corretto funzionamento delle istituzioni.»

Le Province, dopo la riforma Delrio, sono enti di secondo livello. Questo può aver inciso sull’attenzione mediatica e politica?

«Sicuramente sì. Dopo la riforma, le Province sono percepite come marginali dall’opinione pubblica. Ma proprio questa minore attenzione rischia di trasformarsi in un terreno fertile per ritardi e opacità. Anche se di secondo livello, restano enti fondamentali per l’equilibrio istituzionale e per la rappresentanza dei territori.»

Qual è la domanda che oggi sente più urgente?

«La domanda è semplice: perché nessuno parla? Se a livello nazionale uno scenario simile sarebbe impensabile, perché a livello locale dovrebbe essere tollerato? Il rispetto delle procedure democratiche dovrebbe essere ancora più rigoroso proprio nei livelli istituzionali più vicini ai cittadini.»

In conclusione, sindaco, cosa si aspetta nei prossimi giorni?

«Mi aspetto chiarezza. Non serve alimentare tensioni, ma ristabilire il corretto corso istituzionale. La democrazia non può restare congelata. Le regole esistono per essere rispettate, sempre, a ogni livello.»

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